Giovedì, 22 Agosto 2019
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TEATRO ANTICO

Massimo Lopez protagonista al GDShow di Taormina: "Andrò a braccio e abbraccio"

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Per Massimo Lopez - uno dei protagonisti principali del GDShow, in programma per il 7 settembre al Teatro Antico di Taormina (e il cui ricavato sarà interamente devoluto all'Airc) - la Sicilia è qualcosa di strettamente personale. «Il mio grande amore per l'Isola me lo ha suscitato Roberto Princiotta Cariddi - dice l'attore - . Lui era il mio amico del cuore siciliano, di Palermo, un grande appassionato di storia e di lettura che mi manca ormai da qualche anno. Me la presentò raccontandomela storicamente, portandomi qua e là, spiegandomi cosa fosse avvenuto in quei luoghi che ritrovavamo ad ogni viaggio. E più lui parlava, più io sentivo crescere un sentimento per una terra vissuta e riportata come da un grande scrittore, un Virgilio tra i suoi gironi».

Il Sud è terapeutico, è terra di incontri importanti...

«È una medicina che andrebbe prescritta a tutti gli italiani da prendere due/tre volte al giorno. Perché conserva ancora e spero a lungo quei valori che in altre parti del Paese si sono sbiaditi. Accoglienza, confronto con le altre persone senza troppe difficoltà».

Perciò quando Massimo è stato “convocato” per quella gara di beneficenza che sarà il GDShow ha risposto «presente» senza esitare.

«La mia sensibilità mi dice che tutto ciò che è ricerca, che poi è la cosa bella di questa vita in questo mondo, va sostenuto ad oltranza. È fondamentale, soprattutto in momenti non facili sotto altri punti di vista. Il GDShow, la sua anima è una cosa buona che va sostenuta, difesa e tutelata al massimo».

Sarà la seconda edizione, lo aveva promesso l'amministratore delegato di Ses Lino Morgante quando lo scorso anno aveva dato appuntamento per quest'estate. Nel nome dell'insistenza di chi ci crede, nel segno del mettersi in mezzo tra bisogni e possibilità. Quale sarà la sua parte?

«Io rimango sempre e molto sull'improvvisazione, non amo mai programmare per far ridere. Come capita capita. Immagino un momento in cui canterò qualcosa, ma al di là di questo andrò a braccio e ad abbraccio».

Nell'immediato futuro riprenderà il “Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show”.

«Con più di cento date, da Nord a Sud. Siamo già stati a Palermo, Catania e quest'anno faremo pure Messina. Contemporaneamente sto lavorando a un progetto di fiction che dovrebbe partire la prossima primavera. E poi tutto il doppiaggio… un bell'incastro!».

Lopez, Solenghi e… immediatamente si sente una mancanza.

«Fare questo spettacolo con Tullio, essere insieme sul palcoscenico è stato come sentirsi nel proprio corpo, ma senza un braccio. Siamo in due, eppure lassù si sente che siamo ancora “Il Trio”. Questo marchio di fabbrica riconoscibile, l'amicizia forte, quel modo di pensare che apparteneva a me come a Tullio e ad Anna Marchesini è rimasto in scena. Anna, così, è rimasta in scena con noi».

Eppure qualcosa è cambiato...

«Quando ho cominciato a fare l'attore, interpretare era il mio alibi per farmi ascoltare. Un tempo ero timido e l'avere un ruolo mi dava quantomeno l'illusione che qualcuno mi stesse a sentire, era un rifugio. Nel tempo, questa insicurezza personale esorcizzata attraverso tanti personaggi è diventata libertà di impersonare me stesso, senza blocchi. Ora posso essere Massimo Lopez che parla alle persone con la sua voce, ora non è più teatro finzione, è la verità».

L'urgenza è semplificare i rapporti?

«Nell'era degli a-social, sì. Tutti collegati, controllati e paradossalmente isolati e soli. Vedo gente che guarda le fotografie del mare stando al mare, c'è una disfunzione che va curata e la semplicità dell'avere a che fare con l'altro riscoperta».

Sfruttare i nuovi canali?

«Sono talmente innamorato del discorso diretto col pubblico che già pure la tv, con tutto il rispetto e l'amore che ci ho messo, non è la stessa cosa. Manca la schiettezza, gli occhi della gente. In teatro molti attori si tutelano dietro luci forti per non essere distratti dalla platea, io invece chiedo sempre di abbassare, per cercare, per incontrare».

E tra voltarsi indietro e guardare avanti?

«Tengo allerta la memoria mentre faccio l'equilibrista tra il tempo che è stato e il tempo che sarà».

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