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PALERMO

In Sicilia mille posti letto negli alberghi per fronteggiare l’emergenza Coronavirus

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coronavirus, sicilia, Sicilia, Politica
Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci

L’esercizio statistico lascia il tempo che trova. Si moltiplicano stime, si tracciano modelli matematici, si disegnano curve di crescita. In realtà la diffusione dell’infezione appare come un fiume carsico che viaggia autonomamente rispetto ai numeri ufficiali. Ma per dare idea della forbice che potrebbe allargarsi in Sicilia bastano due dati: 799 i casi positivi da coronavirus annotati, 118 contagi in più di ieri. Più della metà dei nuovi casi positivi sono in una casa di riposo a Villafrati, in provincia di Palermo, terza “zona rossa” siciliana.

La previsione statistica, secondo l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, indica un numero di contagi che si attesta tra 4.500 e 7.000 contagi: «Noi per prudenza ci stiamo regolando sul dato massimo - osserva - quindi stiamo lavorando a ulteriori 500 posti di terapia intensiva».

In questa fase in Sicilia sono disponibili 213 posti in terapia intensiva, solo 67 dei quali ad oggi occupati, e «dalle prossime settimane anche con l’arrivo dei ventilatori il piano si estenderà fino a 587 unità», aggiunge Razza: «Crescono anche i posti letto Covid: attualmente 800, a breve altri 877, a seguire ulteriori 941 per un totale di 2800 posti letto entro il 20 aprile, insieme a 587 posti di terapia intensiva, pronti a sostenere il picco atteso a metà aprile».

Il rimbalzo dei casi positivi al virus sarebbe riconducibile alle quasi 40 mila persone rientrate in Sicilia, che si sono registrate nella piattaforma della Regione: «Purtroppo - sottolinea l’assessore - non tutti si sono auto-segnalati. E mi fa rabbia, perché molti contagi che stiamo registrando ora sono causati da chi rientra». Ma non può essere un alibi dietro il quale mascherare punti deboli, paurose carenze di strumenti protettivi, ritardi (sui quali farà la chiarezza la magistratura a Messina e a Siracusa, per ora) e croniche incapacità e disfunzioni a livello locale. Sul fronte organizzativo la Regione sta rastrellando almeno mille posti letto nelle province della Sicilia, da ricavare dall’utilizzo di alberghi, residence: saranno riservati a persone obbligate all’isolamento, pazienti positivi al coronavirus, ma che non hanno necessità di ricovero in strutture ospedaliere. Oggi sarà fornito alle Aziende sanitarie provinciali l’elenco delle strutture che hanno manifestato la propria disponibilità. Subito dopo, le Asp dovranno disporne una adeguata sistemazione. Le indicazioni sono contenute nella nuova ordinanza firmata dal presidente, Nello Musumeci. Aziende sanitarie e strutture alberghiere, che dovranno mettere a disposizione centinaia di camere da sanificare preventivamente, sottoscrivendo una convenzione che prevede, tra l’altro, il pagamento di un importo massimo a carico dell’amministrazione di trenta euro al giorno, in relazione alla classificazione in stelle della struttura.

«Ne stiamo cercando almeno una in ogni territorio provinciale per essere pronti - sottolinea il governatore siciliano - a un possibile picco dei contagi che richieda di tenere in isolamento i soggetti risultati positivi, ma che non presentano particolari sintomi. Abbiamo allertato le organizzazioni di categoria e contiamo su adeguate risposte all’avviso pubblico del dipartimento Salute. Nessun familiare o amici potrà accedere alla struttura, l’accesso è consentito solo a medici e personale che forniranno la colazione, il pranzo e la cena. Il nostro obiettivo è di avere almeno 100 posti letto per provincia, in quelle più grosse il numero sarà maggiore. Tutto questo serve a tentare di spezzare la catena del contagio, se conteniamo abbiamo vinto la battaglia al 70%».

Intanto l’Agenzia nazionale per i beni confiscati ha messo subito a disposizione due strutture alberghiere, a Palermo e nel Trapanese: «Un bel segnale di collaborazione istituzionale - aggiunge Musumeci - e un grazie al prefetto Bruno Frattasi per la disponibilità. In questo momento nulla può essere lasciato al caso e l’impegno di tutti diventa fondamentale per venirne fuori».

Ieri la lunga giornata del governatore si è conclusa con una stoccata forgiata sui codici d’onore bellici: «Brutto in questa battaglia vedere qualche disertore mentre il governo della regione marcia e va avanti. Ma la storia lo insegna: un esercito in marcia non si ferma per fucilare i disertori, li abbandona in strada». Messaggio criptico ma che riflette uno scontro istituzionale.

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