Giovedì, 25 Febbraio 2021
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RIMPASTO DI GIUNTA

Sicilia, Forza Italia “nomina” gli assessori e scavalca il presidente Musumeci

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Il governatore irritato prende tempo e non firma. Solo la Sicilia e il Molise senza donne in giunta. Le frasi imbarazzanti di Figuccia
Sicilia, Politica

Da due giorni Marco Zambuto e Toni Scilla - i due nuovi assessori in pectore scelti da Miccichè per sostituire Bernadette Grasso ed Edy Bandiera - raccolgono complimenti e “vasate”, più o meno virtuali. Perfino una fedelissima di Musumeci come la deputata Giusy Savarino si è spellata le mani con un applauso fragoroso. E poi - sul fronte dell’opposizione - uno stormo di commenti taglienti sull’azzeramento della presenza femminile nella giunta siciliana, dopo le dimissioni di Bernadette Grasso. E ancora l’arrembante Miccichè che all’Italpress esprime la sua «soddisfazione per queste scelte che faranno bene a Forza Italia e al governo regionale».

Tutto secondo copione, manca solo la firma del regista. «Che non è Miccichè», fanno notare a Palazzo d’Orleans, dove Musumeci si è blindato in un roccioso silenzio, reso ancora più sinistro da una frase sibillina: «Gli assessori li nomina il governatore», osserva un uomo vicino al presidente. Certo, si sfalderebbe la maggioranza se Musumeci tirasse fuori dal cilindro una mossa a sorpresa, boicottando la trama di Miccichè. È più credibile un po’ di suspense per rosolare il coordinatore regionale di Forza Italia, non proprio un modello di galateo istituzionale. D’altronde il governatore deve comunque mettere la faccia sul colpo di spugna alla presenza femminile in giunta. E non è una passeggiata. L’Ars ha approvato nei mesi scorsi una legge (entrerà in vigore nella prossima legislatura) che impone la “quota rosa” (un terzo della squadra di assessori) nella giunta siciliana. Una legge che sarebbe sconfessata dagli stessi che l’hanno esaltata come una «conquista di civiltà», a partire da Miccichè, ora in versione smemorato di Collegno. Non solo. La Sicilia si ritroverebbe in compagnia solo del Molise, l’altra regione che in Italia ha chiuso le porte alle “quote rosa”. In tutte le altre regioni le donne hanno incarichi di governo: Puglia (2), Abruzzo (1), Marche (1) Calabria (2), Lombardia (5), Veneto (3), Trentino-Alto Adige (1), Piemonte (3), Val D’Aosta (1), Liguria (2). Toscana (4), Emilia Romagna (4), Basilicata (1), Lazio (4), Campania (3), Umbria (2), Friuli (3), Sardegna (4).
Ma il problema delle donne nella politica siciliana è più ampio. Ed è emblematico che nella maggioranza di centrodestra all’Ars non si sia levata una voce contro la manovra proditoria, orchestrata in spregio alla coerenza normativa.
Il sigillo lo mette il deputato regionale della Lega, Vincenzo Figuccia, ex Forza Italia, ex Udc: «Assistiamo in queste ore ad una polemica del tutto sterile e pretestuosa. Ciò che conta non è ciò che gli assessori hanno in mezzo alle gambe ma ciò che hanno in mezzo alle orecchie. E soprattutto come lo usano per il bene dei siciliani». Solo per queste parole sconfortanti e penose il governatore dovrebbe strappare quelle nomine.

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