Martedì, 19 Ottobre 2021
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IL COMMENTO

La logica della palude e il rimpasto di giunta in Sicilia...

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Che cos’è la palude? E' anche l’ignobile ingiustizia orchestrata per dosare la rappresentanza geografica degli assessori nel governo regionale

Nel film “La Grande Bellezza” un monumentale Toni Servillo, giornalista-scrittore raffinato, incalza con le sue domande una sciamana casereccia, fino a metterla con le spalle al muro chiedendole: «Che cos’è una vibrazione?». Lei balbetta, ma capisce subito che quella domanda, così cruda, smaschera l’impostura spacciata a una platea di debolezze alla ricerca di scaldini spirituali. E reagisce male, sentendosi scoperta nel suo volgare imbroglio.

Ecco, presidente Musumeci, Lei che è sempre stato schietto («ho attraversato la palude scansando gli schizzi di fango») dovrebbe rispondere a una domanda: che cos’è la palude? Affarismo che fa leva sul potere politico, clientelismo seminato per garantirsi una continuità politica; intreccio perverso con ambienti mafiosi travestiti da faccendieri. Un sottobosco, presidente, così lontano dal suo profilo etico che sarebbe quasi superfluo fare questa premessa. Se non fosse che la palude è anche altro.

È, per esempio, l’ignobile ingiustizia orchestrata per dosare la rappresentanza geografica degli assessori nel governo regionale. Il presidente dell’Ars e commissario politico di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, ha dettato - con insopportabile protervia - le mosse del rimpasto per equilibrare la giunta siciliana, sbilanciata - sostiene - dall’affollata presenza di «assessori della Sicilia orientale». Vorremmo capire a quale logica “territoriale” risponde la pretesa di Forza Italia. E se la Sicilia orientale, per esempio, corrisponde alla città di Catania.

Miccichè allarga i confini, forse immaginando di avere di fronte i selvaggi davanti al fuoco. In realtà non ha tutti i torti, visto che Messina - con i silenzi complici - ha accolto supinamente la tesi barbarica che ha cancellato l’unico assessore (donna) della provincia peloritana. Ma il presidente dell’Ars non ha avuto il coraggio, o l’onestà intellettuale, di rinfacciare a Musumeci la colonizzazione etnea del governo regionale (4 assessori più il presidente). Certo, è mortificante seguire la logica “territoriale”. Preferiremmo un eschimese capace e intelligente piuttosto che un brodoso messinese. Ma se questi sono i neuroni che regolano la politica siciliana ci può spiegare, presidente Musumeci, perché la provincia di Messina e l’unica donna assessore sono stati rimossi dal governo regionale? E non è forse questa la logica della palude?

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