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RIVOLTA NELLA BUROCRAZIA

Sicilia, l'aumento stipendi dei regionali viola la Costituzione: impugnata la norma dell'Ars

L'ira dei sindacati: "l'unico comparto in Italia ancora fermo"
Sicilia, Politica
Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea Regionale Siciliana

La Presidenza del Consiglio dei ministri ha impugnato la norma relativa al rinnovo del contratto dei dirigenti della Regione. E scoppia la rivolta nella burocrazia. «Non è più accettabile che all’intera categoria dei dirigenti regionali venga negato il rinnovo del contratto. Per questo chiediamo subito un confronto, serve recuperare e riconoscere le loro funzioni necessarie per il funzionamento della macchina amministrativa, oggi in grandissima difficoltà». ha affermato il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone. «A questa categoria – ha aggiunto – è già stato ridotto l’organico per via dei pensionamenti. Non può essere penalizzata ulteriormente negando loro anche i diritti contrattuali. Valorizzare la dirigenza è necessario».

Nel mese di febbraio 2020, ricostruisce il Cobas/Codir, la sezione della Corte dei Conti della Regione siciliana deliberava di rilasciare certificazione negativa sull’ipotesi di accordo quadro del contratto collettivo regionale di lavoro dell’area della dirigenza e degli enti della Regione, per il triennio normativo economico 2016/2018, sottoscritto all’Aran Sicilia. Infatti, per i giudici contabili della Corte dei Conti, non appariva «apprezzabile la copertura finanziaria degli oneri a carico degli esercizi 2021 e seguenti..».

«Dopo quasi 6 mesi dalla relazione negativa – spiega il sindacato – l’Ars , con l’art.4 della legge regionale 24/2021, finalmente, provvedeva a sbloccare la necessaria copertura finanziaria ponendo le basi per rimuovere un blocco contrattuale che dura da più di 16 anni, unico comparto del pubblico impiego in tutta Italia senza il rinnovo contrattuale.

In data 23 novembre, in sede di riunione con l’assessore Zambuto e con la Dirigente generale della Funzione pubblica, Madonia, si è appreso che i problemi non sono finiti! Infatti, il Consiglio dei Ministri ha deliberato di impugnare la legge della Regione Siciliana n.24 del 24 settembre 2021, tra cui l’art.4 “Adeguamento fondo per il rinnovo del contratto della dirigenza” che conteneva le misure necessarie per far fronte ai rilievi posti dalla Corte dei Conti, in quanto tali disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie della Regione Siciliana, violerebbero gli articoli 81 e 117 comma terzo della Costituzione.

I dirigenti della Regione siciliana - sottolinea la nota - continuano ad essere maltrattati su più fronti: esempio eclatante quello dei Beni Culturali dove il dirigente generale pro tempore non ha provveduto ad effettuare le valutazioni dei propri dirigenti dei servizi e delle unità operative impedendo pertanto agli stessi di vedersi liquidare le indennità di risultato per l’anno 2019».

La norma regionale stanziava quasi un milione di euro per il rinnovo del contratto. «La dirigenza della Regione siciliana – dice Paolo Montera della Cisl – anche in un momento in cui è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale per la programmazione e la spesa dei fondi del Pnrr destinati all’Isola, continua a rimanere l’unico comparto della pubblica amministrazione di tutta Italia a non aver ancora avuto rinnovato il contratto 2016-2018 (quindi già scaduto), oltre ad avere perso due bienni economici e dopo un blocco della contrattazione durato più di 15 anni».

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