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INTERVISTA

Il presidente dell’Ars Miccichè avverte: il sindaco di Messina dica se è con noi oppure no

di
Sicilia, Politica
Micciché e De Luca

Gianfranco Miccichè mette subito le mani avanti, appena arrivato al porto di Messina, di fronte al “campeggio” improvvisato da Cateno De Luca: «Non sono qui per dare solidarietà a Cateno, non ne ha bisogno, la sua è un'operazione di marketing e fa bene a farla». Il “delfino” di De Luca, Danilo Lo Giudice, lo tallona costantemente, chiacchierano a lungo, i due, nell’attesa che il sindaco concluda un collegamento con La7. E il tema è solo fino a un certo punto la protesta contro l’obbligo di super green pass per attraversare lo Stretto. Il momento è “caldo”. E Miccichè è reduce domenica catanese, fatta di tanti incontri. Su tutti quello con il governatore Nello Musumeci.

Partiamo da qui, allora. Ci sono i margini per ricucirla, questa crisi politica?

«C'è poco da ricucire, il problema non è questo. Abbiamo manifestato, non soltanto io ma più o meno tutta la maggioranza, un certo disagio su alcuni metodi di lavoro del presidente e glielo abbiamo comunicato. Poi deciderà lui se continuare così oppure trovare qualche sistema per poter cambiare le cose e quindi evitare che ci siano questi disagi. È chiaro che in presenza di disagi sarà difficile andare avanti o comunque ricominciare».

Forse non vi è piaciuta nemmeno la fuga in avanti sulla sua auto-ricandidatura.

«Io dico una cosa: lui quasi cinque anni fa si è auto-ricandidato, e si è preso tutto, anche lì, con un certo disagio. Poi in qualche maniera abbiamo recuperato tutto il centrodestra e abbiamo accettato la sua candidatura. E voglio ricordare che ad ogni comizio lui diceva che non si sarebbe ricandidato. Questo bisogna dirlo, altrimenti sembra che siamo tutti pazzi. La cosa che mi interessava già allora non era che non si candidasse, ma che non ci fossero fughe in avanti. La stessa cosa che sta facendo Cateno, lui la fa con una motivazione, Musumeci la fa con un'altra, ma se ogni politico fa una fuga in avanti, non ne usciamo più».

La differenza è che De Luca non fa parte di una maggioranza.

«Cinque anni fa nemmeno Musumeci faceva parte di una maggioranza. Ma ripeto, se ognuno dicesse “io mi candido, non mi interessa cosa ne pensate”, sarebbe finita la politica, non si andrebbe più da nessuna parte. Allora domani io comunico che mi candido, Lo Giudice pure, che facciamo?».

Proverà a convincere De Luca a fare un passo indietro, sulla candidatura alle regionali?

«Certamente, gliel'ho già detto, glielo continuerò a dire. Non sono per niente d'accordo su questa candidatura fatta così. Vige un sistema maggioritario, di fronte a questo non ci si può presentare in quaranta, perché è chiaro che si perde tutti. Se si sta uniti, si vince».

Peraltro in questa fase ci sono altre elezioni a cui pensare, come Palermo e adesso anche Messina.

«Anche su Messina, qualche giorno fa abbiamo avuto una riunione con il partito e ho detto ai nostri rappresentanti di Messina: la prima cosa che dovete fare è chiedere a De Luca se è con noi ovunque, altrimenti ognuno per la sua strada, anche a Messina. Non è una minaccia la mia, ma quella del sindaco di Messina non è una figura secondaria, ha un peso importante e lo dimostra quanto sta succedendo qui, con tutte le tv nazionali a seguirlo. Sarebbe davvero un peccato che una risorsa del centrodestra, quale è Cateno De Luca, la si debba utilizzare per distruggere e non per costruire».

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