Domenica, 29 Gennaio 2023
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L'INTERVISTA

A tu per tu con Raffaele Lombardo sulle elezioni: "Si apra il tavolo del centrodestra"

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Dopo il vertice romano con Salvini, Minardo e Di Mauro. L’ex governatore si dice «fuori da ogni ruolo politico», ma ribadisce: «Basta errori, ci si parli»
Sicilia, Politica

Sono a Roma, sto prendendo il treno. Le spiace se parliamo durante il viaggio?»
- No , ci mancherebbe.
«Immagino voglia sapere dell’incontro di ieri (mercoledì, ndr) con Salvini».
- Immagina bene. Com’è andata?
«Non ci vedevamo da tempo, un lungo periodo durante il quale è nato il patto federativo tra la Lega e il Movimento per l’Autonomia. È stata l’occasione per scambiare due chiacchiere».
- E tra queste due chiacchiere, si sarà parlato anche di elezioni in Sicilia, no?
«Se n’è parlato. Al di là di ricostruzioni fantasiose che ho letto, l’unica cosa vera è che si è convenuto sull’esigenza che presto ci si sieda tutti attorno a un tavolo (a Palermo, non certo a Roma), per trovare una sintesi e arrivare ad una proposta unitaria. Non solo per la Regione, ma anche per Palermo e, a quanto pare, adesso anche Messina».
- È opinione di molti che le amministrative, specie quelle di Palermo, rappresentino il momento chiave per individuare un modello da portare, poi, alle regionali. Oppure ogni tornata elettorale fa storia a sé?
«Si deve necessariamente parlare di tutto».
- La Lega rivendica ancora un’opzione sulla candidatura alla presidenza della Regione?
«Io ho trovato grande disponibilità a trovare una sintesi, con grande ragionevolezza. C’è certamente questa storia dell’opzione della Lega, ma credo che dopo le incomprensioni e qualche conflitto in occasione del voto per il presidente della Repubblica, ci sia nel centrodestra la volontà di ricucire e dialogare. La Lega ha le sue aspettative, non voglio negarlo, ma senza toni ultimativi».
- Del resto le fughe in avanti non sono mancate, da Musumeci a Miccichè.
«Il problema è che non c’è stato alcun confronto, un confronto che invece è necessario. Va ritrovato un rapporto tra le persone, ma di questo non posso occuparmi io, che non voglio alcun ruolo da protagonista. A Musumeci l’ho chiesto da tempo. Si farà carico lui di convocare il tavolo? Lo farà Falcone? Miccichè? Non lo so, ma qualcuno dovrà farlo».
- In questo quadro, dove si colloca Cateno De Luca?
«Credo che si collochi autonomamente, con un progetto ambizioso e anche coraggioso. Il suo è indubbiamente un azzardo, ma se non si gioca alto, il piatto non raddoppia. Lui raddoppia sempre e punta a tutto. Non è tipo che con cento euro in mano ne gioca uno, conservandosene novantanove. Lui i cento euro li gioca tutti per provare ad arrivare almeno a mille».
- Lei De Luca lo conosce bene, arriverà fino in fondo?
«Se devo essere franco, credo che non abbia alternative. Ha fatto delle scelte precise e, appunto, non credo le abbia fatte per rischiare un euro solo».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina

 

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