Mercoledì, 16 Ottobre 2019
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IL CONCERTO

Ligabue a Messina, le domande dei lettori di Gazzetta del Sud al cantante

Dalle origini a questo nuovo “Start”, passando per il rapporto con il fratello, con le donne, con Dio e con l’essere padre. C’è il mondo di Luciano Ligabue nelle dieci domande pensate e scritte dai nostri lettori e selezionate dalla nostra redazione in occasione dell’iniziativa di “Gazzetta del Sud” per il concerto di oggi allo Stadio San Filippo. Un incredibile successo (quasi mille le domande arrivate) e oggi dieci nostri lettori potranno incontrare il Liga qualche ora prima del concerto (l’inizio è previsto alle 21, è la seconda tappa dello “Start Tour 2019 dopo Bari). Un appuntamento attesissimo, che verrà bissato il 27 luglio, sempre al San Filippo, dal concerto di Laura Pausini e Biagio Antonacci.

Ecco, intanto, le dieci domande premiate e le risposte date ieri da Ligabue.

1) “Giorgio Bubba sta con noi”, poi inciso col titolo “Marlon Brando è sempre lui”, la riproponi poco e a piccoli pezzi. Nasce da una delle tue “feste del tormento e della sofferenza”, le organizzi ancora? (Maria Elena Bucca)

«“Marlon Brando è sempre lui” la facciamo anche in questo tour. Ogni tanto con gli amici organizziamo ancora “feste del tormento e della sofferenza” ma sono super-esclusive (eh eh eh!) Cioè sono solo per gli appartenenti alla mia compagnia. Non sono aperte a tutti...»

2) “Noi che ti seguiamo ed amiamo, conosciamo benissimo quanto per te sia importante e fondamentale la donna ed il suo ruolo nella società, nella famiglia, nelle relazioni. La donna nella sua totalità ed indipendenza. Perché certe donne brillano. Ecco, ti chiedo: se fosse nata donna Luciano Ligabue, che donna sarebbe stata?» (Belinda Caleca)

«Le donne che brillano nelle canzone sono quelle che brillano nella mia memoria per quanto mi hanno fatto stare bene o male. Come sarei se fossi donna? Beh, questo proprio non lo so».

3) Le canzoni di Liga sono la colonna sonora della mia vita... Sulla porta del bagno di quella vecchia scuola, da qualche parte, con un grosso pennarello nero, c'è scritto ancora “Siamo stati insieme e comunque non mi hai conosciuto mai” che segna la prima delusione d'amore. Ho pianto ascoltando “Lettera a G.” quando anche io ho scoperto cosa vuol dire perdere qualcuno. Avevo il cuore in gola e i brividi quando quell’amica mi ha chiamato dall'Olimpico per farmi ascoltare live “Urlando contro il cielo”. “E poi vivere a orecchio, metterci tutto e forse stonare di brutto” era il mio inno quando ho iniziato a scrivere il mio futuro. “Il peso della valigia” era la canzone che risuonava nelle mie cuffiette durante i viaggi verso l'Università. Ho ancora impresso nella mente il video e le parole di "Per sempre” a Catania, giugno 2014, il primo concerto con il mio fidanzato. "Tu sei lei" è ancora la suoneria di quando lo chiamo al cellulare. Ho avuto voglia di diventare mamma ascoltando “A modo tuo” quando è nata la mia prima nipote. Oggi vado a lavoro con “Certe donne brillano” a tutto volume in macchina per affrontare carica le giornate più pesanti. Insomma, le canzoni di Ligabue sono la colonna sonora di una vita. E allora, la mia domanda non può essere che questa: Liga quali sono le canzoni che rappresentano la colonna sonora della tua vita? (Jessica Gerace)

«Fin da bambino ero un appassionato di canzoni. Da Battisti in poi, con i grandi cantautori. Però sono così tante le canzoni, i cantanti e i gruppi che hanno fatto e fanno la colonna sonora che è troppo complicato poterli elencare».

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4) «Anni fa ho contattato via Facebook tuo fratello Marco, pensavo “figurati se mi risponde, è il fratello di Liga”. Invece mi ha risposto e abbiamo organizzato un concerto a Furnari in provincia di Messina. Perché lui non è fratello del Liga, è fratello di Luciano! Traspare questo bellissimo legame, si sentiva anche nei Rio che aprivano i tuoi concerti. Cosa vuol dire per te essere fratello, cosa è per te Marco? (Giusy Musmeci)

«Io e mio fratello siamo molto legati nonostante i dieci anni di differenza. Fino a qualche anno fa mi sentivo anche “mezzo padre” per lui proprio per lo scarto di età. Ora non più. Fin dagli inizi della mia carriera, poi, ha deciso di lavorare con me il che ci ha legato ancora di più».

5) Ciao Luciano, nella tua vita sei sempre stato un grande comunicatore col pubblico (parole anche di De Andrè), hai da sempre saputo trovare parole giuste da mettere al posto giusto in modo da rendere facile anche un concetto che per gli altri può apparire difficile. Nel tuo ultimo album START ho rivisto il caro "vecchio" Luciano di un tempo che, soprattutto dopo Made in Italy, torna a cantare di sé e di quei valori che da sempre lo contraddistinguono. Eppure dai tuoi primi album di tempo ne è passato parecchio e di cose ne sono cambiate (e probabilmente non in meglio) soprattutto per quei ragazzi che, come quelli della nostra generazione, per rimanere al passo con i tempi devono avere il coraggio di osare, a volte anche tutto. La mia domanda dunque è questa: che visione hai dell'Italia e dei suoi figli per gli anni che verranno, te la sentiresti ancora oggi di ripeterci che "il meglio deve ancora venire"? (Francesco Mondello)

«Certo che mi sento di ripetere che “il meglio deve ancora venire”. Non fosse altro che il futuro comunque è assolutamente e totalmente sempre da scrivere. Siccome è un concetto che non esiste se non nella nostra testa (per come lo immaginiamo), è molto più salutare pensarlo come “possibile” o bello, no?»

6) Ciao Liga, grazie per aver menzionato la Sicilia e lo stretto di Messina in Made in Italy... Il mare che spinge, la costa che stringe. Adesso che il treno che non è mai in orario è giunto a Messina, puoi descrivere le sensazioni che provi respirando l’aria della mia terra? (Roberta Rizzo)

«Qui si annusa la storia, la complessità, la passione e la bellezza di luoghi meravigliosi. È bellissimo tornare qui, dove si respira l’entusiasmo».

7) Tu hai scritto probabilmente, la canzone rivolta a Dio, più interessante della musica italiana. Sto parlando di “Hai un momento, Dio?” Dietro ad un discorso diretto semplice come il testo di questa canzone sembra intravedere un uomo con un dubbio, il classico dubbio sull'esistenza di Dio, espresso sotto forma di dialogo. Ti domandi perché non riesci a vederlo e perché non lo percepisci e non senti la sua presenza, vuoi credere nella sua esistenza ma non ne sei sicuro. Oggi sei ancora alla ricerca di queste risposte o Dio ha trovato un momento anche per te? (Giuseppina Pettignelli)

«Certe domande non trovano mai una risposta certa. Ci si continua a farsele per tutta la vita. E le risposte che si trovano sono spesso provvisorie o cambiano nel tempo».

8) Caro Liga, quando hai scritto "Da adesso in poi" narravi da neo-padre. Un padre forse un po' "gioiosamente-impaurito" per il mondo nuovo che lo aspettava e su come affrontarlo, un padre che provava ad affrontare un discorso con un bimbo che ancora non parlava e non comprendeva (per ovvi motivi anagrafici) cio' che l'adulto diceva, un padre che ingenuamente e teneramente (anche prematuramente) cercava di insegnare le cose della vita, un padre che alla fine capisce che quella piccola creatura che ancora non parla e non comprende le suddette parole del papa', anche col suo stesso silenzio comunica molto di più di quanto lo stesso papà possa dire e dona saggezza molto di più di quanto lo stesso papà possa donare. Alla fine dei conti, sia nei momenti tristi come in quelli felici o semplicemente normali, hai mai ripensato a quella canzone riguardando tuo figlio? Hai verificato se il mondo che ti aspettavi è realmente conciso con le realtà delle cose? Mi riferisco al tuo rapporto con tuo figlio, alla vita che lui affronta ogni giorno, agli insegnamenti che ti eri programmato di dargli, agli errori che tu hai commesso nella tua vita e che ti eri predisposto di evitargli di compiere. Esaminando tutti questi anni era tutto come ti aspettavi quando scrivesti questa canzone oppure no? (Fulvio Balsamo)

«Una cosa della vita l’ho capita: il futuro non coincide mai (o quasi mai) con quello che pensiamo che sarà. Vale altrettanto per come Lenny è diventato rispetto a come pensavo sarebbe potuto essere. Per fortuna. Perché è diventato quello che è diventato con la sua personalità, carattere, autonomia».

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9) In questo album riemergono alcuni temi già presenti in canzoni del passato, temi che ieri venivano trattati con più leggerezza, o più impertinenza per certi versi, e che oggi sembrano tornare sotto una luce più matura. Penso a come veniva cantata l’amicizia in “Sogni di rock’n’roll” e a come, invece, viene cantata in “Ancora noi”. O al mondo visto dal palco in “Tra palco e realtà” e a quello dipinto in “Io in questo mondo”. A distanza di una carriera tra alcune di quelle canzoni, quanto pensi che la tua carriera stessa, nel bene o nel male, abbia influenzato queste canzoni e qual è, se c’è, la “lezione” più grande che hai appreso da noi, dal tuo pubblico, nell'intervallo tra queste due canzoni, appunto, “Tra palco e realtà” e “Io in questo mondo”? E al tempo stesso, cosa pensi di aver più di tutto donato tu a noi? (Carlo Ziino)

«“Tra palco e realtà” è un pezzo che racconta soprattutto lo spiazzamento che mi ha prodotto il successo. “Io in questo mondo” racconta di come io vi veda e di come sento di dovervi tanto».

10) Trent’anni di carriera (ormai ci siamo quasi), dodici album inediti, quasi 200 canzoni, e poi i film, i libri: eppure continua a trasparire la voglia di rimettersi continuamente in gioco, di guardarsi l’enormità che c’è alle tue spalle e al tempo stesso di iniziare un percorso nuovo, a quasi 60 anni (anche qui ci siamo quasi), con un album che del resto si chiama Start e il titolo dice tutto. Come ci riesci? E cosa consiglieresti a chi troppo spesso si ferma alla prima parte di questo processo, cioè guardarsi alle spalle appunto, senza saper invece volgere lo sguardo al futuro per trovare il proprio, di “Start”? (Giuseppe Agati)

«L’unico consiglio che mi permetto di dare è seguire sempre il più possibile il bisogno di esprimere qualcosa. Se senti che la “tal cosa” devi assolutamente dirla (se no stai male) allora devi farlo e dirla e poi accettare il verdetto qualunque esso sia».

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