Mercoledì, 28 Settembre 2022
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Qualità della vita, in coda le città siciliane. Messina perde sei posizioni

La città dello Stretto precipita al 97° posto nella graduatoria annuale

L'ennesima radiografia di un'Italia disunita ancor più che nel passato. L'ennesima posizione in "zona retrocessione" per la città e la provincia di Messina, che perde sette posti e scende a quota 97, su un totale di 107. La classifica che emerge dalla 32ª edizione della Qualità della vita, l'indagine annuale pubblicata da Il Sole 24 Ore, dovrebbe essere, come sottolinea il quotidiano economico di Confindustria, la bussola per orientare investimenti e progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. "Una cartina di tornasole delle disuguaglianze, accentuate dalla pandemia, da cui è necessario partire per attuare in modo efficace le tre missioni trasversali del Piano: ridurre i divari territoriali e di genere e aumentare le opportunità per i giovani". Sarà così' I segnali vanno, purtroppo, in tutt'altra direzione.

La top ten premia il Nord-Est, in particolare la provincia di Trieste che ottiene la "medaglia d'oro", nonostante negli ultimi mesi la città giuliana si sia contraddistinta più come capitale dei no-vax che per la bellezza dei luoghi e per la qualità della vita. Sul podio Milano e Trento. Tra le prime dieci si incontrano sette province del Nord-Est: Bolzano (5ª), Pordenone (7ª), Verona (8ª) e Udine (9ª) che confermano la loro vivibilità e Treviso (10ª), new entry. Ci sono poi Aosta, quarta, e Bologna, sesta. Nelle ultime posizioni, come sempre, le province del Sud, con Crotone abituata a far da fanalino di coda e con le siciliane tutte nei bassifondi. Quest'anno l'indagine si è basata su novanta indicatori divisi in sei gruppi, le macro-categorie tematiche che riguardano ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero. Il report prende in esame i dati consolidati relativi ai 12 mesi precedenti. Anche quest'anno, però, sono stati raccolti alcuni parametri aggiornati al 2021 (a metà anno, se non addirittura a ottobre) con l'obiettivo di tenere conto della recente ripresa post 2020. Messina, dunque, è novantasettesima. Tra le sue performance peggiori, quella relativa al numero di imprese cessate (seconda in tutt'Italia) e quella per esposti presentati per inquinamento acustico (siamo i più rumorosi dell'intero Paese, al centosettesimo posto...). Per ricchezza e consumi, siamo in 97esima posizione, al 93 per affari e lavoro, all'88 per giustizia e sicurezza, al 56 per demografia e società, al 90 per ambiente e servizi, al 74 per cultura e tempo libero. Qualche dato positivo, a leggere bene i dati, emerge: come, ad esempio, il più 22 per cento del numero di start-up innovative. Ma per il resto, gli indici di quasi tutti i comparti analizzati evidenziano un peggioramento, comune a tutte, o quasi, le province meridionali. E il problema non è, dunque, Messina, Palermo, Catania, Foggia o Trapani: è il sistema Paese fondato su due Italie a velocità completamente diversa.

 

 

 

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