Sabato, 14 Dicembre 2019
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Agguato a Messina, "gambizzato" un 25enne con 7 colpi di pistola a Bisconte - Foto

Il killer ha svuotato l’intero caricatore: sette colpi di pistola, davanti al cancello di un’abitazione a Bisconte. L’obiettivo: un venticinquenne, con precedenti penali. Le pallottole hanno colpito il giovane a una gamba, poi l’autore dell’agguato, probabilmente accompagnato da un’altra persona, ha fatto perdere le tracce. Il 25enne, originario di Camaro, è stato subito trasportato all’ospedale Piemonte, non sembra essere in pericolo di vita. Il fatto di sangue è avvenuto nella tarda serata di ieri. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri.

È un ferimento anomalo, che presenta una serie di aspetti anche inquietanti, al momento sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. La ferocia del sicario e i sette colpi di pistola lasciano intendere che il proposito era probabilmente quello di uccidere. Ma, nello stesso tempo, la dinamica dell’episodio e il fatto che il sicario (sempre che dietro ci sia un mandante) non sia entrato in casa, ma abbia sparato i colpi da fuori, farebbero propendere più per l’avvertimento.

Nella notte sono scattati controlli in tutta la vallata di Camaro. Si indaga su più fronti, in attesa di conoscere la versione del giovane gambizzato. La via che è stata teatro dell’agguato non ha neppure un nome, è un vicolo a poca distanza dal ponte, superato il quale da Camaro si entra nel rione di Bisconte. In quell’agglomerato di casette, chi ha agito, ha avuto buon gioco, poi, a dileguarsi.

Indagini a tappeto, dunque, per capire se si tratta di un episodio isolato, di un regolamento di conti, di una punizione oppure di un’azione che s’inquadra in un ambito più vasto, quello del riposizionamento di clan mafiosi, a Camaro così come in altre zone della città. È una stagione particolarmente delicata, quella che si vive a Messina, perché da nord a sud le organizzazioni criminali sono state più volte, nel corso degli ultimi anni, decapitate e smantellate, con efficaci operazioni da parte della magistratura e delle forze dell’ordine. Ma se i vecchi boss sono al 41 bis o, counque, ristretti in carcere, le nuove leve cercano il proprio spazio e gli equilibri precari favoriscono il sorgere di atti violenti, per riaffermare il controllo sui territori. Nessuna sottovalutazione, dunque, da parte degli organi inquirenti.

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