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L'omicidio del giornalista Mario Francese: una voce che parla ancora attraverso la nipote Silvia

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"26 gennaio 1979. 6 colpi di pistola squarciano il silenzio di una notte fredda. La vita cambia per sempre. Niente sarà più come prima. Neanche il futuro". Non ebbe scampo, quella notte, Mario Francese: "giornalista di punta del Giornale di Sicilia, viene ucciso sotto casa dopo una giornata di lavoro.

Le sue inchieste sull’ascesa dei corleonesi, su Totò Riina - fino ad allora per lo più quasi uno sconosciuto- sui rapporti tra politica e mafia e, sull’infiltrazione di quest’ultima nei grandi appalti dell’epoca, avevano colto nel segno. Mario Francese era diventato pericoloso ed è stato messo a tacere. I mandanti non potevano immaginare che a distanza di anni, attraverso i suoi articoli, la sua voce sarebbe risuonata nelle aule di Tribunale, nelle redazioni dei giornali, nelle aule di tante scuole d’Italia. Fino a diventare una presenza viva".

A tratteggiare la figura del nonno è Silvia, figlia trentacinquenne di Giulio, il quale, assieme al fratello Giuseppe, prematuramente scomparso, si fece paladino della battaglia di giustizia che condusse alla riapertura del caso e alla condanna, dopo 22 anni, di mandanti e esecutori dell'omicidio del padre. Giulio Francese, appena eletto consigliere nazionale dell'Ordine dei Giornalisti dopo aver concluso il mandato da presidente dell'Ordine siciliano, ha dunque passato il testimone della memoria alla figlia Silvia: ed è lei stessa a raccontarlo sulle pagine di Noi Magazine, l'inserto giovane di Gazzetta del Sud in pubblicazione domani.

Nell'edizione di Messina una pagina è dedicata ai temi della legalità e dell'informazione di qualità: a ripercorrerli è il Liceo Ainis, in un pezzo che ricorda l'incontro nell'ambito di Gds Academy con il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia Roberto Gueli, che ribadì la "necessità" della verità ricordando appunto figure come quella di Francese. E nel suo contributo, la nipote Silvia annuncia la prossima edizione del Premio "Mario e Giuseppe Francese" che, nell'anno in cui cade il trentesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio, tornerà a insignire i giornalisti in prima linea e a tenere viva la memoria di chi diede la vita per la verità, rivolgendosi anche e soprattutto alle giovani generazioni chiamate a descrivere  "Il volto della mafia 30 anni dopo" e a partecipare attivamente al percorso collettivo di costruzione e consolidamento di un'identità sociale più rispettosa, e giusta.

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