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Sgominata la spietata famiglia di Belmonte Mezzagno: 9 arresti. I NOMI

Blitz antimafia dei carabinieri stanotte a Belmonte Mezzagno. I carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di nove persone nel mandamento mafioso di Misilmeri e Belmonte Mezzagno.

I nomi degli indagati

Gli indagati nell’operazione antimafia Limes dei carabinieri del comando provinciale di Palermo sono: Agostino Giocondo, 52 anni; Gregorio Crini, 56; Pietro Gaeta, 38; Giovan Battista Martini, 60; Pietro Pizzo, 52; Giuseppe Martorana, 47; Salvatore Billeci, 38; Vincenzo Sunseri, 22; Salvatore Giocondo.

Operazione "Limes": i reati ipotizzati

Il provvedimento, firmato dal gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda, ipotizza i reati di associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi clandestine e ricettazione, questi ultimi aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose. L’operazione «Limes», coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido, è stata avviata nel gennaio 2020, dopo tre omicidi e un tentato omicidio a Belmonte Mezzagno.

Gli omicidi Greco e Di Liberto: una faida cominciata nel 2019

La faida mafiosa di Belmonte Mezzagno che ha portato ai nove arresti di stamane nell’ambito dell’operazione «Limes» dei carabinieri è cominciata il 10 gennaio del 2019, quando in un agguato fu ucciso Vincenzo Greco, manovale di 36 anni, crivellato di colpi nella propria auto. L’8 maggio dello stesso anno, sempre nella propria vettura, venne assassinato il commercialista Antonio Di Liberto, di 49 anni. Il 2 dicembre sempre del 2019 Giuseppe Benigno, mentre guidava la sua auto nel centro del paese e in pieno giorno, fu affiancato da due uomini a bordo di uno scooter che gli spararono contro 9 colpi d’arma da fuoco, di cui solo due lo raggiunsero alla spalla sinistra. Benigno riuscì a fuggire e a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo. Infine il 28 febbraio del 2020 fu ucciso in un agguato Agostino Alessandro Migliore, 45 anni, commerciante fratello di Giovanni Migliore, ritenuto «uomo d’onore» della famiglia di Belmonte Mezzagno, attualmente detenuto. I killer lo freddarono con 12 colpi di pistola calibro 7, 65 mentre, dopo essere uscito da casa, stava mettendo in moto la propria auto.

Il ruolo di Giocondo

Secondo le indagini dei carabinieri, dopo questi fatti di sangue a gestire le sorti del mandamento di Belmonte Mezzagno sarebbe stato Agostino Giocondo che avrebbe cercato di mantenere l’ordine sul territorio, risolvere le controversie tra i privati e si sarebbe occupato del sostentamento dei detenuti. Giocondo avrebbe fatto restituire la refurtiva rubata ad un commerciante, finito anche lui agli arresti, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa, e avrebbe limitato la libertà di iniziativa economica locale e l’apertura di esercizi concorrenti.

L'arsenale del clan

Il clan poteva contare anche su un arsenale di armi il cui custode era lo stesso Agostino Giocondo. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati un fucile da caccia marca Winchester calibro 12 e un revolver calibro 38 special Smith & Wesson con matricola cancellata. La pistola, sottratta in una vecchia rapina, è stata sequestrata nel corso di un tentativo di venderla. Negli ultimi 15 anni, i carabinieri hanno messo a segno importanti operazioni nei confronti di esponenti delle famiglie mafiose del mandamento di Misilmeri- Belmonte Mezzagno, tra cui, "Perseo» (2008), «Sisma» (2009 e 2011), «Jafar» e «Jafar 2" (2015) e «Cupola 2.0» (2018/2019).

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