Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Palermo, colpo al mandamento di Porta Nuova: 18 arresti dopo l'omicidio Incontrera

I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento di fermo, emesso dalla Dda, nei confronti di 18 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, estorsioni e rapine aggravate dal metodo mafioso. L’operazione è scattata al termine di una inchiesta sul mandamento mafioso di Palermo - Porta Nuova. Le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri hanno delineato l'organigramma del mandamento e individuato il reggente del clan. Si tratta di Giuseppe Incontrera, ucciso giovedì scorso da un killer che, ieri, si è costituito ai carabinieri.

Tra i fermati anche il figlio del boss ucciso

Tra i 18 fermati dai carabinieri nell’operazione contro il clan mafioso di Porta Nuova ci sono Salvatore Incontrera, figlio di Giuseppe, il reggente del clan ucciso giovedì scorso a Palermo, e il consuocero del boss: Giuseppe Di Giovanni. La figlia di Incontrera ha sposato, infatti, il figlio di Giuseppe Di Giovani, fratello dei capimafia detenuti Gregorio e Tommaso. In carcere oggi è finito anche il boss Tommaso Lo Presti, che era stato scarcerato nel 2020.

I gregari di Porta Nuova e Palermo Centro

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda Paolo Guido, ha fatto luce anche sui gregari delle famiglie mafiose di Porta Nuova e Palermo Centro che fanno parte dello storico mandamento di Porta Nuova e ha ricostruito le attività di un’articolata associazione che trafficava hashish, marijuana, cocaina, eroina e crack gestita, in tutta la sua filiera (dalle fasi di approvvigionamento all’ingrosso, allo spaccio al minuto sul territorio) dai vertici del mandamento mafioso, per alimentarne le casse.

I "capi spaccio" di Vucciria e Ballarò

Tra i 18 fermati dell’operazione «Vento» dei carabinieri contro il mandamento Porta Nuova di Palermo, ci sono i presunti capi di sei piazze di spaccio, localizzate nei centralissimi quartieri del Capo, della Vucciria, di Ballarò e della Zisa (via dei Cipressi, piazza Ingastone e via Regina Bianca), capeggiate da elementi ritenuti organici a Cosa nostra. Accertati anche due episodi estorsivi e cinque tentativi di estorsione in danno di imprenditori e commercianti del centro cittadino; documentate due rapine a mano armata finalizzate a rimpinguare le casse del sodalizio.

"Evitare la guerra nel clan"

Stavano per fuggire alcuni degli indagati finiti in manette nell’inchiesta della Dda di Palermo sul clan di Porta Nuova. E’ questo il motivo per cui la Procura, coordinata dall’aggiunto Paolo Guido, ha disposto i fermo di 18 tra capi e gregari del mandamento di Porta Nuova. Il provvedimento è stato emesso in via d’urgenza anche perché recentemente, nel territorio controllato dalla cosca, sono stati commessi gravi fatti di sangue, l’ultimo giovedì, quando è stato assassinato, per strada, in pieno giorno, Giuseppe Incontrera, ritenuto dagli inquirenti reggente del mandamento. Per gli investigatori l’omicidio «avrebbe potuto aumentare il rischio della commissione di altri delitti» e spingere alcuni affiliati a fuggire per evitare ritorsioni. C'era dunque il rischio di una guerra all’interno del clan.

© Riproduzione riservata

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