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Palermo, i clan e la "filiera" della droga: ancora 12 arresti nel mandamento di Porta Nuova

Ancora arresti nel mandamento mafioso di Porta Nuova. I carabinieri di Palermo, con l’operazione denominata «Vento 2» hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 12 indagati (4 arresti in carcere e 8 ai domiciliari) disposta dal gip di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Contestati i reati di associazione di tipo mafioso, finalizzata al traffico di stupefacenti, violenza privata e lesioni personali aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose. Anche in questo caso il Nucleo Investigativo di Palermo, spiega l’Arma, «ha raccolto ulteriori e chiari segnali di recrudescenza violenta connessa con alcune tensioni in atto all’interno del Mandamento di Porta Nuova». Il gip ha dunque emesso le misure cautelari di oggi per impedire scarcerazioni e nuove faide, scongiurando nuove violenze e tensioni come il tentativo di punire i responsabili dell’omicidio di Emanuele Burgio, avvenuto a Palermo il 31 maggio del 2021.

Il blitz ha infatti evitato la scarcerazione di Filippo Burgio, detenuto per altra causa e per associazione mafiosa, che avrebbe dovuto riacquisire la libertà proprio oggi. L’uomo come emerso dalle indagini degli investigatori dei carabinieri, aveva manifestato propositi di vendetta per coloro che da lui erano ritenuti responsabili dell’omicidio del figlio Emanuele, avvenuto il 31 maggio 2021 a Palermo, nel popolare quartiere della Vucciria.
Questa tranche di indagine è lo sviluppo dell’operazione «Vento», scattata lo scorso 6 luglio con il fermo di 18 indagati accusati di essere capi e sodali del mandamento mafioso di Porta Nuova a Palermo. Una operazione che aveva subito una accelerazione dopo l’omicidio di Giuseppe Incontrera, ucciso a colpi di pistola il 30 giugno scorso per cui è indagato Salvatore Fernandez (arrestato dai carabinieri). Erano emersi anche allora segnali di una possibile escalation di violenze che avevano per questo indotto gli inquirenti a disporre il fermo.

Tutta la "filiera" della droga controllata dal clan

I carabinieri contestano agli indagati l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti gestita «in tutta la sua filiera». Dalle fasi di approvvigionamento all’ingrosso allo spaccio al minuto sul territorio gestito dai vertici della struttura criminale per alimentare le casse mafiose. L’associazione avrebbe assunto la gestione diretta di sei piazze - localizzate nei centralissimi quartieri del Capo, della Vucciria, di Ballarò e della Zisa (via Cipressi, piazza Ingastone e via Regina Bianca), con a capo uomini ritenuti affiliati a cosa nostra -, coltivazione degli stupefacenti; violenza privata e lesioni personali aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose.

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