Martedì, 16 Agosto 2022
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Il suicidio dopo la strage. Ma la morte di Rita Atria è ancora un mistero

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Dalla Sicilia a Roma si è snodato il ricordo. Prima a Partanna davanti alla tomba con una cerimonia intima e poi nella capitale dove si è chiesta la riapertura delle indagini e si è celebrato un evento patrocinato dal comune.
Era il 19 luglio 1992 quando Rita Atria venne a sapere che un'auto bomba era esplosa a Palermo uccidendo  Paolo Borsellino. E con amarezza, aveva preso il suo diario per scrivere delle parole strazianti:  «Borsellino sei morto per quello in cui credevi, ma io senza di te sono morta». Una settimana dopo, il 26 luglio, nella capitale,  Rita morì. E per anni le cronache hanno raccontato di una ragazzina, ribattezzata “la siciliana ribelle”, che si sarebbe uccisa, gettandosi nel vuoto.
Rita Atria, in questa sequenza di morti ammazzati che ha visto cadere servitori dello Stato e vittime innocenti viene considerata la settima vittima di Via d'Amelio. E adesso un libro-inchiesta “Io sono Rita” (edito da  Marotta E Cafiero) restituisce all'opinione pubblica una parte di storia non raccontata e tasselli mancanti utili per ricomporre il puzzle della verità. Grande assente in tante vicende di mafia. La firma è di tre donne siciliane, la giornalista Graziella Proto, erede del giornalismo etico di Pippo Fava, coautrice con la collega messinese del tg 1 Giovanna Cucè, e Nadia Furnari, cofondatrice dell'associazione antimafie Rita Atria, attivista da sempre in prima linea con la sua associazione che porta il nome della coraggiosa ragazza di Partanna. E che scopre un mondo diverso da quello mafioso che aveva respirato tra le mura domestiche: «A trent'anni – ha detto Nadia Furnari – da quel giorno siamo ancora qui a interrogarci e quest'anno l'appuntamento è contraddistinto dal nostro libro nato con l'intento di raccontare Rita, la più giovane testimone di giustizia. E con un esposto, presentato alla competente procura di Roma, in cui sono confluite le risultanze di questa inchiesta, firmato anche dalla sorella di Rita, Anna Maria, si chiede la riapertura delle indagini e attendiamo con fiducia il lavoro della magistratura».
Nell'istanza si denuncia che l'abitazione di Rita Atria fu “ripulita” e che una serie di oggetti utili alle indagini non furono mai repertati e sequestrati. E altre anomalie come la consulenza chimico-tossicologica, eseguita due mesi dopo il decesso: «C' è tanto da chiarire. Ad oggi non possiamo dire che Rita si sia suicidata e l' indagine è mancata. E poi lei era minore, – continua la Furnari – avrebbe dovuto avere un tutore, ma l’Alto Commissario cui era stata affidata dal marzo ’92 (all’inizio della sua collaborazione con la giustizia) si era completamente disinteressato di lei: l’avevano seguita come volontari i ragazzi di Paolo Borsellino e gli ufficiali di polizia giudiziaria di Marsala, anche quando la competenza era delle istituzioni romane».

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