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Lascia Messina: Maurizio De Lucia nuovo procuratore capo a Palermo

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Adesso che c'è il suggello del plenum del Csm, Maurizio de Lucia è ufficialmente il nuovo procuratore di Palermo. Dopo la proposta all'unanimità formulata sul suo nome in commissione Incarichi direttivi del Consiglio Superiore della Magistratura, che risaliva a luglio, questa mattina si è pronunciato l'intero organo di autogoverno, e sono stati tutti d'accordo. Relatore il consigliere Michele Ciambellini di Unicost. Il procuratore de Lucia lascerà a breve Messina, dove era arrivato nel luglio del 2017.

De Lucia: "Consapevole delle gravi  problematiche che mi attendono"

Il neo procuratore di Palermo ha dichiarato a caldo: "Sono grato al Consiglio Superiore della Magistratura per una nomina avvenuta all'unanimità, dunque con la piena condivisione da parte di tutte le sue componenti. Conosco bene Palermo e sono consapevole delle gravi  problematiche che mi attendono, proprio per questo spero in tempi brevissimi di poter incontrare i miei nuovi colleghi per iniziare a discutere dei tanti temi che dovremo affrontare, primo tra tutti naturalmente il contrasto a Cosa nostra, in tutte le sue varie forme. In questo momento il pensiero non può che andare ai tanti, troppi magistrati, poliziotti e carabinieri che sono caduti per mano mafiosa, la cui memoria cercheremo di onorare con il nostro lavoro in ogni momento".

Curriculum

Campano ma con grandi affinità triestine, 61 anni, de Lucia è entrato in magistratura nel 1990. Il primo incarico in Procura a Palermo nel 1991: anni di esperienza con le indagini sui reati economici, poi dal 1995 le prime applicazioni alla direzione distrettuale antimafia. In Dda entra formalmente nel 1998, tra i magistrati di punta della Procura di Giancarlo Caselli, (come poi in quella di Piero Grasso), ma ha già alle spalle anni di inchieste sulle cosche palermitane e, soprattutto, la gestione di collaboratori di giustizia di peso come Francesco Paolo Anzelmo, Salvatore Cucuzza, Angelo Siino. Sono gli anni delle grandi indagini sugli appalti inquinati e sul cosiddetto «tavolino» attorno al quale, a spartirsi la torta miliardaria dei lavori pubblici, sedevano mafiosi, imprenditori e politici. Poi arrivano le inchieste sulle estorsioni e un nuovo approccio al fenomeno del racket con la contestazione del favoreggiamento alla mafia ai commercianti che, nonostante le prove schiaccianti, si rifiutano di fare i nomi degli uomini del pizzo. E ancora i blitz contro la mafia militare; le grandi inchieste sulle cosche, azzerate da centinaia di arresti e il capitolo scottante dei delitti eccellenti (Dalla Chiesa, La Torre) e dei legami tra mafia e politica. Una microspia piazzata in casa del boss palermitano Giuseppe Guttadauro apre il sipario su una indagine che porterà alla scoperta di talpe istituzionali in Procura, uomini dello Stato che passavano informazioni a imprenditori mafiosi, favorendo la latitanza di padrini come Bernardo Provenzano, e alla incriminazione per favoreggiamento dell’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro.

Nel 2009 de Lucia entra in Direzione Nazionale Antimafia dove coordina le indagini delle Dda di Palermo e Caltanissetta e viene nominato nella commissione del Viminale sui collaboratori di giustizia. Un ruolo che lo porterà a vigilare sul rischio scarcerazioni dei capimafia al 41 bis. E’ l’epoca dello svelamento del grande bluff: il depistaggio dell’inchiesta sull’attentato di via D’Amelio.

Nel 2017 il Csm lo nomina procuratore di Messina, allora il più giovane magistrato italiano ai vertici di una Direzione Distrettuale: a Messina decine i blitz contro le cosche dei Nebrodi, contro la mafia barcellonese, e c'è poi l'inchiesta sul cosiddetto “Sistema Siracusa” che ha fatto luce su un complotto arrivato a scuotere i vertici dell’Eni.

 

Ciambellini: "Profilo analogo a quello indicato da Livatino"

“De Lucia - ha dichiarato il relatore Ciambellini nell'illustrare la pratica - mi ha colpito per una visione asciutta della funzione requirente, una capacità di coordinamento derivante anche dalla sua esperienza alla DNA. De Lucia ha tenuto un profilo analogo a quello indicato da Livatino, improntato alla sobrietà.”
Proprio oggi, e forse non è affatto un caso, ricorre l'assassinio del giudice e beato Rosario Livatino, trucidato il 21 settembre del 1990 dai killer della Stidda, su una sperduta strada provinciale di Agrigento.

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