Giovedì, 02 Febbraio 2023
stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Foto Cronaca Rise Above attracca a Reggio, sbarcano tutti i migranti: tra gli 89 anche tre neonati

Rise Above attracca a Reggio, sbarcano tutti i migranti: tra gli 89 anche tre neonati

È terminato al porto di Reggio Calabria lo sbarco degli 89 migranti arrivati in Italia a bordo della nave «Rise Above» gestita dalla ong "Mission Lifelive". Adesso i migranti attendono i pullman che li porteranno nella palestra di una scuola della scuola Boccioni di Gallico, nella zona nord di Reggio Calabria dove è stato allestito un centro di prima accoglienza. Successivamente il trasferimento sulla base del riparto nazionale stabilito dal ministero dell’interno. Al porto di Reggio Calabria le operazioni sono coordinate dalla Prefettura. Sul posto polizia, guardia di finanza, capitaneria di porto, protezione civile e l’associazione Medici del mondo.

A bordo 40 minori, tra cui 8 bambini e 3 neonati

A bordo della nave Rise Above, giunta dopo le 7.30 nel porto di Reggio Calabria tra gli 89 migranti c'erano una quarantina di minori tra cui 8 bambini. E anche tre bambini di pochi mesi. I migranti provengono da Costa d’Avorio, Guinea Tunisia, Egitto, Camerun, Burkina Faso e Liberia.

La ricostruzione del salvataggio

Gli 89 migranti sbarcati stamattina a Reggio Calabria sono stati salvati dalla ong Mission Lifelive in acque internazionali grazie al sistema di messaggi «Navtex». È quanto spiega un componente dell’equipaggio della nave Rise Above dopo che sono terminate le operazioni di identificazione dei migranti e dei marittimi. «Abbiamo ricevuto - dice - il messaggio radio dalla 'Navtex» che ci ha dato la posizione dove si trovavano i migranti». Sul posto, stando a quanto riferisce il marittimo, «abbiamo trovato tre barche. Non so esattamente chi ha mandato il messaggio ma è un sistema utilizzato dai marinai. Noi eravamo la nave più vicina e siamo intervenuti. Se c'è una barca che ha persone in difficoltà, che stava affondando e in cui ci sono bambini, si deve intervenire. Una persona che rischia di morire in mare deve essere soccorsa». «I migranti - ha aggiunto il componente dell’equipaggio della Rise Above - erano molto stanchi. Erano ormai da giorni in mare. Non c'erano casi molto gravi o problemi di salute tranne la disidratazione e malnutrizione. Erano tutti senza cibo e acqua da tre giorni. Ma c'erano anche donne incinte e bambini molto piccoli. Siamo stati sei giorni in mare con loro prima che ieri sera una comunicazione delle autorità ci indicasse il porto di Reggio». Questo sarebbe stato possibile perché i migranti sono stati salvati dalla Rise Above nella zona Sar dell’Italia. Complessivamente, quindi, sono rimasti in mare circa 9 giorni.

Sbarcato anche l'equipaggio

Nella prima fase dello sbarco di Reggio Calabria, l’equipaggio della "Rise Above" non è stato fatto scendere dalla nave in attesa che lo stesso fosse identificato dalle forze dell’ordine. Fonti delle forze dell’ordine, infatti, fanno sapere che occorreva verificare se, tra i marittimi a bordo dell’imbarcazione gestita dalla ong "Mission Lifelive", ci fossero persone non comunitarie per le quali ci potevano essere delle restrizioni. Eseguito l'accertamento e verificato che tutti i componenti sono comunitari, gli stessi hanno avuto la possibilità di scendere sulla banchina. I migranti invece sono tutti sbarcati, a differenza della Geo Barents e Humanity one a Catania, perché quello della Rise Above è considerato come un evento Sar.

Humanity deposita il ricorso al tribunale di Catania

E’ stato, intanto, presentato il ricorso dei legali della Humanity 1 al Tribunale civile di Catania con cui si chiede al giudice di ordinare lo sbarco immediato dei 34 migranti rimasti ancora a bordo. E’ stato inviato con il metodo telematico dal legale della ong tedesca, l’avvocato Riccardo Camporicco. E’ ancora in preparazione il ricorso che sarà presentato al Tar del Lazio contro il provvedimento che impone al comandante della nave di lasciare il porto di Catania con i migranti a bordo, disposizione che non ha una scadenza. Hanno chiesto tutti, con domanda già presentata, il riconoscimento del loro status di profughi e, inoltre, sono naufraghi che sono stati soccorsi durante un intervento in mare e quindi le operazioni di salvataggio, come prevedono le norme internazionali, vanno concluse e portate a termine, facendoli sbarcare dalla nave subito. E’ questo il contenuto del ricorso urgente, con articolo 700, presentato dall’avvocato Riccardo Campochiaro per le 35 persone che sono ancora sulla nave Humanity 1, dopo che 144 sono state fatte scendere.

La richiesta, per chiedere un ordine di sbarco immediato, è stata inviata con mail certificata alla cancelleria del Tribunale civile di Catania. Sarà il presidente Massimo Escher a dovere decidere a chi assegnare il caso e se sarà trattato da un giudice o da un collegio. L’udienza, essendo stato richiesto un provvedimento d’urgenza, sarà "inaudita altera parte", senza, cioè, l’intervento della controparte.

Geo Barents, Nicita (Pd): "A bordo casi di scabbia". Ispettore del Ministero: "Non siamo qui per i migranti"

Al porto di Catania è ancora attraccata anche la Geo Barents con oltre 200 migranti ancora a bordo della nave, mentre stanno per arrivare nel porto di Catania gli ispettori dell’Usmaf per effettuare una rivalutazione dei migranti a bordo della Geo Barents, attraccata nel molo dieci. Lo conferma ai cronisti Medici senza frontiere. «Help... help» urlano i migranti a bordo della Geo Barents, i naufraghi mostrano due cartelli, in uno c'è scritto «Help» e nell’altro "Disembark 4 all».

«Il medico di bordo ci ha riferito che è in corso sulla Geo Barents un contagio di scabbia, per cui abbiamo chiesto nuova rivalutazione sotto il profilo sanitario e psicologico». Così il senatore del Pd Antonio Nicita parlando con i cronisti nel molo 10 del porto di Catania. «Abbiamo chiesto l’intervento del ministero della Sanità per verificare le condizioni dei migranti a bordo della Geo Barents, stiamo aspettando». Lo dice il senatore del PD, Antonio Nicita, parlando con i cronisti nel molo dieci del porto di Catania, dove è ferma in banchina la nave della Ong. All’interno dell’area che continua a essere presidiata da polizia e guardia di finanza ci sono due ispettori del ministero. Una di loro indossa la pettorina del dicastero: "Al momento non siamo qui per i migranti», risponde la donna ai cronisti.

Hanno, invece, dormito sdraiati all’interno di un furgone bianco fermo in banchina a una ventina di metri dalla Geo Barents, attraccata nel molo dieci del porto di Catania, i due migranti che ieri si erano buttati in mare e poi soccorsi. I due si sono rifiutati di risalire sulla nave e hanno trascorso l’intera giornata di ieri accovacciati in banchina. Sono stati assistiti dai volontari della Croce Rossa. Le loro condizioni sono buone.

Situazione disperata a bordo della Ocean Viking

«La situazione a bordo della Ocean Viking è disperata. Ci sono 234 persone, tra cui 55 minori dei quali 43 non accompagnati, il più piccolo ha tre anni. Le donne sono 15. La nave è in attesa in mare da 20 giorni, abbiamo fatto più di 30 richieste alle autorità per un porto sicuro. Diciassette persone hanno bisogno di diagnosi a terra, 3 di essere ospedalizzate, una ha la polmonite e non risponde agli antibiotici. Di tutto questo le autorità sono state infornate passo passo» dice il portavoce di Sos Mediterranee, Francesco Creazzo, parlando con i cronisti nel molo dieci del porto di Catania. Il portavoce spiega che a bordo della Ocean Viking «c'è la federazione internazionale della Croce Rossa». L’imbarcazione si trova in acque internazionali e il porto più vicino sarebbe quello di Pozzallo.

 

 

 

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook