Domenica 28 Aprile 2024

Gregory Vajda a Palermo per il suo primo impegno in un teatro d’opera italiano: le foto

Un momento dello spettacolo
Vajda è un direttore d’orchestra ungherese
Lo spettacolo si è aperto con la Musica d’accompagnamento per una scena cinematografica opera 34 di Schönberg
Artisti sul palco
Repliche domani alle 18.30
Spettacoli anche mercoledì alle 18.30
Si proseguirà fino a domenica alle 17.30 e martedì 27 novembre alle 20.30
In scena anche il basso Gabor Bretz
Mano felice - Barbablu
In scena anche il mezzosoprano Atala Schöck
Sul palco gli attori Giuseppe Sartori e Piersten Leirom
Piero Monti ha diretto il coro
«Schönberg e Bartók palesano lo stesso enigma privo di risposte appropriate: dove affonda questa incapacità relazionale, questo attrito dettato da linguaggi differenti tra uomo e donna?»
Un altro momento dello spettacolo
Nel Castello del principe Barbablù dietro le porte chiuse del castello si nascondono i diversi aspetti della personalità dell’uomo
Attori sul palco
Recitazione e musica
Imponente scenografia
Tema comune alle due opere è il «viaggio visionario verso la Notte, sulle capacità dell’Uomo di affrontare i fallimenti in relazione col mondo esterno e sul tentativo di porre fine alla sua solitudine»
Scene di Nicolas Bovey, costumi di Gianluca Sbicca, luci di Pasquale Mari e movimenti curati da Marta Bevilacqua

Apprezzato debutto al Teatro Massimo di Palermo per il duo registico Ricci/Forte, vincitori del Premio Abbiati 2018, e per il direttore ungherese Gregory Vajda, al suo primo impegno in un teatro d’opera italiano. In scena, con il progetto creativo di Ricci/Forte e la regia di Stefano Ricci La mano felice / Il castello del principe Barbablù, spettacolo che si è aperto con la musica d’accompagnamento per una scena cinematografica opera 34 di Schönberg, cui poi sono seguiti il breve atto unico La mano felice sempre di Schönberg e Il castello del principe Barbablù di Béla Bartók, in occasione del centenario dalla prima rappresentazione. A dirigere l’Orchestra del Teatro Massimo è stato Gregory Vajda, al debutto in Italia, che dell’opera di Bartók è uno degli interpreti più affermati. In scena apprezzatissimi il basso Gabor Bretz, protagonista di entrambe le opere, e il mezzosoprano Atala Schöck; con loro gli attori Giuseppe Sartori e Piersten Leirom, un gruppo di performers e il Coro del Teatro Massimo diretto da Piero Monti. ricci/forte hanno scelto come ambientazione per le due opere il circo con i suoi “orrori” e con i suoi eccessi, i suoi lustrini e la spinta all’inseguimento di sempre nuovi record, con le scene di Nicolas Bovey, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Pasquale Mari e i movimenti curati da Marta Bevilacqua. Temi comuni alle due opere sono il «viaggio visionario verso la Notte, sulle capacità dell’Uomo di affrontare i fallimenti in relazione col mondo esterno e sul tentativo di porre fine alla sua solitudine» e il rapporto conflittuale tra uomo e donna, che nell’atto unico di Schönberg è l’amore cieco e continuamente disilluso dell’uomo per la donna, mentre nel Castello del principe Barbablù dietro le porte chiuse del castello si nascondono i diversi aspetti della personalità dell’uomo. Repliche domani alle 18.30, mercoledì 21 novembre alle 18.30, domenica 25 novembre alle 17.30 e martedì 27 novembre alle 20.30.

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