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Il delitto Mattarella al cinema, in sala dal 2 luglio il film del modicano Aurelio Grimaldi

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Torna il grande cinema di impegno civile con un’opera che, addentrandosi nelle maglie di un travagliato periodo storico della nostra contemporaneità, narra di un grande uomo di Stato, una figura emblematica in prima linea nella lotta contro l’illegalità.

Il delitto Mattarella” del regista modicano Aurelio Grimaldi, in sala dal 2 luglio prossimo, restituisce alla memoria di tutti, attraverso una ricostruzione storica tra pubblico e privato, la figura del presidente della Regione siciliana, assassinato a Palermo il 6 gennaio 1980.

Alternando narrazione filmica e racconto documentaristico (con la voce di Andrea Tidona, anche interprete dell’ispettore Mignosi) vengono ricostruiti le atmosfere, il clima politico e gli eventi precedenti e successivi all’omicidio di Piersanti Mattarella (David Coco), uomo coraggioso ed integerrimo, entrato a gamba tesa negli accordi tra Mafia e Politica e negli equilibri del suo stesso partito, la Dc, e per questo inviso ai suoi stessi compagni.

Attraverso la rappresentazione dei controversi protagonisti di quegli anni, il film fa emergere potentemente i legami oscuri che univano malavita siciliana, politica e Servizi segreti a Nar, neofascisti, Gladio e Banda della Magliana, come è venuto fuori dalle indagini di Giovanni Falcone (Ivan Giambirtone) sulla morte del Presidente.

Un progetto per il grande schermo che affonda le radici anche nel vissuto personale del regista Grimaldi. «Quando fu ucciso Mattarella ero tornato in Sicilia dopo tanti anni a Luino – racconta - e quando ascoltai la notizia pensai che lui fosse personalmente coinvolto in affari illegali. Mi resi conto presto di aver fatto una considerazione del tutto errata, dovuta al fatto che credevo la Sicilia una terra irredimibile. Negli anni ho raccolto diversi articoli su Mattarella, e quando il fratello Sergio diventò presidente della Repubblica, li tirai fuori per realizzare un film, di cui ho scritto la sceneggiatura confrontandomi col figlio di Piersanti, Bernardo (Nicasio Catanese)».

Evidente l’ispirazione al grande Francesco Rosi: «L’ho sempre considerato il mio maestro, l’esempio internazionale di cinema impegnato.

In fase di sceneggiatura ho tenuto presente “Il caso Mattei”, da cui ho assorbito l’idea dell’andirivieni temporale per realizzare un affresco esaustivo dei fatti”. Tuttavia “Il delitto Mattarella” mostra anche il profilo umano e privato del protagonista, come racconta l’attore David Coco che ne è l’interprete. «Si vedrà un Mattarella in ambito familiare – ci dice - in un periodo significativo ed emotivamente difficile della vita, in cui la consapevolezza dell’ostilità dei compagni di partito è fonte di sofferenza ; sentimento che ho cercato di portare nell’interpretazione del personaggio».

Il film costituisce per l’attore catanese l’ulteriore tappa di un percorso di successo, che l’ha visto protagonista al cinema e in tv di storie siciliane emblematiche, tra cui “Segreti di Stato”, “L’ultimo dei Corleonesi” e “Il Cacciatore”. «Mi sono trovato più volte a raccontare le complesse vicissitudini della nostra Sicilia che hanno definito il contesto più generale dell’Italia intera – ha osservato – per cui mi ero imbattuto spesso nella figura del grande Piersanti Mattarella. Quando sono stato scelto per il ruolo, mi sono impegnato a tutto tondo, guardando dei video e leggendo testi che lo riguardavano. Si è così delineata per me la figura di un uomo di indubbio carisma, grande cultura ed onestà intellettuale e politica, tenace nel perseguire il progetto di riformare la politica siciliana, soprattutto dal punto di vista amministrativo; la cosiddetta “Sicilia dalle carte in regola” era la sua più grande aspirazione. Per comporre la mia personale immagine di Mattarella sono stati significativi anche altri specifici elementi; come ad esempio, un titolo del quotidiano “L’Ora” del 7 gennaio 1980, in cui lui veniva definito “un uomo onesto, un democristiano diverso”. Sono input che aiutano l’attore a tracciare il profilo del ruolo da interpretare».

Camei per Guia Jelo, nei panni della moglie di Rosario Nicoletti (interpretato da Leo Gullotta), e per il messinese Antonio Alveario, nel ruolo del segretario generale alla Regione Di Salvo: «È un personaggio realmente esistito, che ha un confronto importante col presidente sulle nomine politiche. L’atmosfera del film rimanda agli anni ’70, allo stile tipico di Rosi. Un genere che oggi sopravvive in altri lavori ben fatti come “La mafia uccide solo d’estate”, in cui l’ironia diventa mezzo di impegno civile».

Nel cast anche Tony Sperandeo (Vito Ciancimino), Claudio Castrogiovanni (Pio La Torre), Tuccio Musumeci (Salvo Lima), Sergio Friscia (Rosario Spatola), Lollo Franco (Michele Sindona), Vittorio Magazzù (il neofascista Aurelio), Francesco La Mantia (Sergio Mattarella), Donatella Finocchiaro (Irma Mattarella) e Francesco Di Leva (il neofasciata Massimo R.).

© Riproduzione riservata

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