Martedì, 24 Novembre 2020
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Marefestival, Francesco Scianna: "Ho nel cuore la Sicilia e il cinema"

Premio Troisi al Marefestival un volto particolarmente amato, palermitano doc, “esploso” con “Baaria” di Giuseppe Tornatore e interprete di tanti film e fiction: Francesco Scianna, esempio di versatilità artistica intervistato in occasione della IX edizione.

Bagheria ha segnato la tua vita perché sei nato lì e ti ha dato il grande successo l’omonimo film…

«Fin da piccolo sono stato rapito dai film di Charlie Chaplin, in particolar modo da “Tempi moderni”. All'età di 13 anni, vedendo un primo piano di Morgan Freeman in “Le ali della libertà” sentii che volevo fare la stessa cosa: emozionare il pubblico attraverso il mio sguardo. Così iniziai a studiare recitazione e feci i primi spettacoli durante le pause estive. Fu subito amore per quest’arte».

Com’è stato lavorare con Tornatore?

«Tornatore era uno di quei registi con cui sognavo di poter lavorare fin da ragazzino. Per me lui è un grande maestro e lo sarà per sempre. Baaria mi ha concesso di comprendere davvero le mie origini, il mondo da cui venivo, ricostruire tutti i racconti di mio nonno di un mondo che mi precedeva. È stata una scuola fondamentale, un sogno realizzato, uno dei momenti più belli della mia vita».

Il tuo debutto al cinema è arrivato con Cristina Comencini in “Il più bel giorno della mia vita”: com’è stata la prima volta sul set accanto a Virna Lisi?

«Ricordo che prima di fare il provino per la Comencini, stavo mettendo in discussione la scelta di fare l’attore; frequentavo l'Accademia Silvio D'Amico. Poi arrivò la chiamata finale dopo 3 provini, e quando mi dissero: “Scianna, sei pronto a salire a bordo?” ero al settimo cielo. Improvvisamente tutti i dubbi svanirono e volai sulle nuvole! Di Virna Lisi ricordo che rimasi estasiato dalla sua bravura già alla prima lettura del copione. Una donna ed un’attrice straordinaria».

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Diretto da tanti registi tra cui Placido in “Vallanzasca-Gli angeli del male” e Ozpetek in “Allacciate le cinture”...

«Quando mi chiamò Placido, rimasi sbalordito dal fatto che non chiedesse un provino, avevo una differenza d’età con il personaggio di circa 10 anni… fu un onore per me sentire la sua fiducia per la mia interpretazione. Di Ferzan mi ha travolto il suo mondo fatto di grande sensibilità. Era terrorizzato quando mi vide qualche giorno prima delle riprese, venivo da un altro film dove interpretavo un napoletano. Il look era tutt’altro, l’accento distante da ciò che era richiesto… gli dissi: non ti preoccupare, tra poco inizio a studiare per noi. E dopo poco avevo un’altra faccia e l’accento pugliese».

Che peso ha avuto il tuo aspetto fisico?

«Non ho ancora ben capito quanto la mia fisicità abbia influito positivamente o negativamente nel mio percorso. La Comencini mi ha scelto per interpretare “Latin Lover” anche per la mia fisicità, per il fatto che ricordo i volti di alcuni attori di un’epoca passata del nostro cinema. Altre volte è capitato che non mi scegliessero, perché magari troppo “presente”».

Cosa significa per te essere siciliano?

«La mia casa, la mia famiglia. Il mondo che mi ha formato nei primi 18 anni di vita. È parte della mia ricchezza d'attore, ma anche le mancanze che questa terra non ha potuto colmare hanno fatto sì che mi spingessi fino in America per prenderle. Sono grato alla mia terra».

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