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Aiace, eroe spezzato: l'attore Luigi Lo Cascio sul palco del teatro greco di Siracusa

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«Se sono stato sconfitto sono stato sconfitto non dagli uomini ma dagli dei».

Parla, anzi urla, anzi piange l’Aiace di Luigi Lo Cascio che esplora i versi del poeta greco Ghiannis Ritsos e li rende vivi sul palco del teatro greco di Siracusa.

«Mi avete caricato di troppe lodi. Non mi interessa la morte mia e degli altri o lo scherno. Ho dissipato le forze combattendo fantasmi, espugnando città inesistenti. Non c’è nessuna umiliazione». Aiace è sofferente, accartocciato su se stesso, sta male, delira, si contorce.

Lo Cascio regala agli spettatori del teatro greco di Siracusa un’interpretazione intensa, carica di emozione e tempra nervosa. Accanto a lui il sound designer G.U.P. Alcaro, che con il suo pc e il campionatore di suoni offre un sottofondo musicale che accompagna tutte le parole.

Applausi e standing ovation per lo spettacolo che la Fondazione Istituto nazionale del dramma antico propone nell’ambito del programma speciale “Inda 2020 Per voci sole”.

Ad accogliere gli spettatori sono i suoni di Gup Alcaro: i bassi forti, struggenti, ritmati. Il suono rimbalza sulle tavole di legno mentre l’attore palermitano scende dai gradoni dell’antica cavea, fino al palco dove ci sono solo una sedia ed un leggio. E le parole. Quelle parole.

Ritsos, il poeta greco morto nel 1990, ebbe una vita segnata da lutti e da miserie, animata da una fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia. Lo Cascio legge i versi nella traduzione di Nicola Crocetti, e dona voce e corpo al sofferto percorso interiore, alla forza e alla follia di Aiace. La voce è impetuosa ma anche stridula. “Aiace” è stato scritto tra il 1967 e il 1969: Ritsos è arrestato, esiliato, torturato. Viene chiuso in un campo di concentramento a Leros, e la stesura sull’eroe mitologico termina due anni dopo.

Aiace uno dei 17 pezzi che compongono il mosaico-capolavoro, Quarta dimensione; la struttura del monologo si ispira ai quattro grandi momenti di meditazione del testo originale. Aiace è un monologo drammatico, un personaggio mitico assunto a prototipo dell'umanità sofferente. Il testo è una rilettura della tragedia di Sofocle attraverso la quale uno dei più grandi poeti del Novecento offre una visione lucida e cruda della sua contemporaneità umana e politica.

L’eroe e gli dei non ci sono più. Sulla scena c’è una donna, forse una proiezione o un miraggio. E un uomo, Aiace, evocato attraverso la voce di lei. Si ripercorre la storia dell’eroe, dai fasti delle vittorie fino al tragico epilogo. Il mito per Ritsos è contiguo all’oggi e intriso di realtà. Lo Cascio si è detto «travolto da una grandissima emozione» nel recitare in un teatro «che lascia senza fiato».

Aiace-Lo Cascio alterna una pazzia esplosiva ad un tono pacato arrivando al dopo delle sue gesta, passando da una forma di alienazione ad un'altra, in un tempo scandito dalle insopportabili mosche ronzanti. Il mito è maschera per ribadire l'analogia tra conflitti bellici ed interiori.

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