Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Una vicenda tutta da ricostruire: Caravaggio, l’Ecce Homo e la “pista siciliana”

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Uno scontro tra storici dell’arte: la scoperta di un presunto Caravaggio raffigurante un “Ecce Homo” (cm 111 x 86), che stava per andare all’asta a Madrid, partendo dal prezzo base di 1.500 euro, è diventata occasione agonistica tra studiosi. L’Ecce Homo viene da Roma; no, viene da Napoli; no, viene dalla Sicilia (e, per la verità, dalla Sicilia è probabilmente passato).

La leggenda

La leggenda (e spiegherò perché uso questa parola per una cosa appena avvenuta) ci dice che la casa d’aste madrilena Ansorena, specializzata in porcellane e oggetti simili (un primo indizio) mette in vendita un “Ecce Homo” attribuito alla cerchia di José de Ribera, uno dei tanti pittori caravaggeschi, con un irrisorio prezzo base. Pubblica in catalogo e in rete una fotografia mediocre del dipinto, piuttosto danneggiato dal tempo, e succede l’impensabile (o forse no, a pensar male non proprio impensabile...): alcuni mercanti d’arte italiani riconoscono la mano se non di Caravaggio almeno di un suo epigono importante, fiutano l’affare, si fiondano a Madrid e si propongono per acquistare l’opera al di fuori e prima dell’asta. Sempre la leggenda dice che qualche proposta molto generosa mette sull’avviso i proprietari e l’Ansorena, i quali tolgono il dipinto dall’asta, provocando così l’intervento dello Stato spagnolo, pronto a bloccare la vendita, a riservarsi di controllare l’effettiva attribuzione dell’opera a Caravaggio e in caso positivo di farla acquistare al museo del Prado.

Un'altra spiegazione

Ma c’è chi osserva che tutto potrebbe avere un’altra spiegazione (ecco perché la “leggenda”...), e che pilotare l’opera verso il clamore mediatico avrebbe consentito di ottenere un prezzo di vendita altissimo. Perché, anche in caso di non conferma dell’attribuzione, già il fatto che importanti esperti (primi su tutti Maria Cristina Terzaghi, tra i pochissimi ad aver visto l’opera dal vivo, Rossella Vodret e Vittorio Sgarbi) siano convinti che il dipinto sia di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ne fa comunque lievitare il valore. Insomma, si andrebbe a una quotazione molto alta, altro che cerchia di Ribera (si è parlato anche del calabrese Mattia Preti, forse il migliore e il più originale dei pittori caravaggeschi).

Certo, come ha notato Sgarbi, se la vendita fuori asta fosse avvenuta subito i proprietari avrebbero avuto quale mercato – a qualunque cifra – tutto il mondo e non solo il Prado, a prezzo calmierato.
Insomma, un giallo che parte da lontano e che, fra una polemica e l’altra, sta costringendo gli storici dell’arte a rileggere archivi e vecchi documenti per stabilire come e quando questo “Ecce Homo”, ammesso che sia di Caravaggio, sia finito a Madrid (e come mai sia rimasto nascosto).

Può essere interessante riassumere la mappa ricostruita su “About Art” da Francesca Curti (Università di Chieti) che, oltre a essere storica dell’arte, è anche archivista e in tale veste ha collaborato alla mostra “Caravaggio a Roma” del 2010. Secondo la studiosa la mappa si snoda tra Roma, Napoli, Messina (ma si potrebbe dire Sicilia) e Spagna.

La mappa

Roma – Varie fonti raccontano di un “Ecce Homo” commissionato nel 1605 a Caravaggio dal signor Massimo Massimi (singolare che da un giornale all’altro Massimi sia talvolta cardinale e talaltra monsignore). Secondo alcune fonti il quadro sarebbe stato trasferito in Spagna nel 1675, secondo altre nel 1696 sarebbe stato ancora a Roma.

Napoli e Spagna – Entra in scena Juan de Lezcano, segretario dell’ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede Francisco de Castro, perché nell’inventario dei suoi beni, redatto a Napoli nel 1631, è citato un “Ecce Homo” “impaginato” come quello di Madrid: con Pilato a sinistra che mostra Gesù alla gente e uno sgherro a destra, che lo cinge di una veste purpurea. Qualche anno dopo, nel 1654, riappare (sempre che sia lo stesso) nell’inventario del Conte di Castrillo, viceré di Napoli tra il 1654 e il 1658. Al momento l’opinione predominante è che il quadro di Madrid sia quello appartenuto a Lezcano.

Messina – Da un documento redatto dal conte messinese Nicola Di Giacomo risulta la commissione a Caravaggio di quattro quadri con storie della Passione di Cristo. Si aggiunge che il primo, l’unico sicuramente realizzato, è un Cristo Portacroce, degli altri non si hanno i soggetti. Successivamente il Portacroce – sempre indicato come di Caravaggio – risulta nell’inventario del 1659 del palazzo palermitano del principe Giovanni Valdina, insieme con un “Ecce Homo”, di cui però non si conosce l’autore, poi trasferito a Roccavaldina e andato smarrito. Pista, quindi, che non sembra portare a Caravaggio.

A questo proposito, però, colpisce la fotografia in bianco e nero pubblicata nel 1954 da Roberto Longhi in cui appare un “Ecce Homo”, probabilmente siciliano, smarrito e mai ritrovato, che ha una composizione figurativa sostanzialmente uguale a quella di Madrid, anche se è sicuramente diverso. Come mai se ne parla pochissimo, visto che sarebbe una traccia fondamentale? «Dopo quella fotografia – ci dice la storica dell’arte Silvia Mazza – su quel dipinto non si è avuto più nulla, né documentazioni né ipotesi di lavoro; insomma, non ci dà appigli». Ma rimane agli atti, inquietante.

Intanto bisogna dar conto anche a Genova che teme di vedere declassato a imitazione il suo “Ecce Homo” di Palazzo Bianco, il quale ha già un’attribuzione caravaggesca traballante nonostante sia venuta nel 1954 da Longhi, con l’ipotesi che fosse quello della commissione Massimi. A tal proposito, una bella copia del dipinto genovese, attribuita al messinese Alonso Rodriguez, si trova nel Museo della città dello Stretto. Prima del terremoto era nella chiesa di Sant’Andrea Avellino e nella tradizione indicata erroneamente come di Caravaggio. Posto che anche Lezcano dovrebbe aver trascorso un periodo in Sicilia, esponendo il suo dipinto alla possibilità di essere copiato, e ammettendo che il suo “Ecce Homo” fosse quello Massimi, ora ritrovato a Madrid, da dove arriva allora quello di Genova, così conosciuto dai pittori minori siciliani? Dall’isola naturalmente, crocevia caravaggesco di questo giallo: a Genova (dove comunque Caravaggio ha fatto un breve soggiorno nel 1605) spiegano che sarebbe stato commissionato nel 1609 da Giannettino Doria, discendente di Andrea Doria e allora vescovo di Palermo.

Le incongruenze

Rimangono varie incongruenze: la “maniera” del dipinto ritrovato a Madrid ricorda l’ultimo Caravaggio (quindi non Massimi), quello del 1608-1609, per potenza espressiva e compositiva. Il quadro di Genova potrebbe sembrare stilisticamente anteriore, anche se la copia di Rodriguez può suggerire il contrario, perché legata al periodo siciliano di Merisi (e se né Genova né Rodriguez abbiano a che fare con Caravaggio?). Inoltre le misure del Massimi sono tramandate più grandi rispetto all’opera madrilena. Da notare anche la gestualità dei personaggi: «Come per le mani in primo piano di Gesù, di Pilato e dello sgherro di Madrid – dice Mazza -, qui si condensa la forza drammatica della composizione».

Insomma, ci sarà da discutere ancora per molto e un ruolo importante sarà giocato dal necessario restauro che, per esempio, potrebbe individuare o meno i solchi tipici usati dal Merisi nella preparazione delle tele. Sarebbero l’autografo che manca.

© Riproduzione riservata

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