Venerdì, 06 Agosto 2021
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Spettacoli classici, bentornati! Al Teatro di Siracusa in scena tre grandi produzioni dell'Inda

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Riscoprire la bellezza e ritrovare l’umanità. La rinascita al teatro greco di Siracusa non è simbolica. Nel luogo dove per eccellenza si mescolano filosofia, arte, musica, danza, poesia, il desiderio diventa ritrovarsi e ritrovare quelle emozioni e quei temi sempre attuali dei classici greci. All’abbrutimento da emergenza sanitaria, la Fondazione dell’Istituto nazionale del dramma antico replica con la cultura. L’arrivederci era stato una stagione record nel 2019 con oltre 163 mila spettatori in 50 serate. La 56esima stagione non potrà ripetere quei numeri perché condizionata dall’emergenza sanitaria, ma sicuramente si ricorderà per le tante novità. In scena le tragedie “Coefore Eumenidi” di Eschilo per la regia di Davide Livermore, “Baccanti” di Euripide diretta da Carlus Padrissa, e la commedia “Nuvole” di Aristofane per la regia di Antonio Calenda. L’Inda ha ottenuto la deroga dalla Regione Siciliana e saranno tremila le persone che potranno sedere nell’antica cavea ad ogni replica. Si comincia, e quindi si finisce, più tardi: dal 3 luglio al 21 agosto.

Forse non è un caso che dopo ogni sciagura, dopo la prima guerra mondiale e dopo l'epidemia di spagnola, il teatro ha guardato a Eschilo e all’Orestea. «La tragedia è il luogo ideale della sperimentazione, pur facendo uno spettacolo filologico, dove ogni parola appartiene a Eschilo; ma si può restituire la potenza di quella parola, facendo del palcoscenico il luogo dell’invenzione» chiarisce Davide Livermore. «Il mondo di Coefore è un sistema di potere distrutto dove il fantasma di Agamennone impregna un impianto scenico di manifesta devastazione. La narrazione di questa vicenda sarà il più vicino possibile ai nostri tempi. Non siamo “modernisti”, ma artisti e abbiamo la responsabilità di dare vita alle parole della tragedia, materia viva e pulsante che racconta le umane fragilità, a volte terribili – spiega il regista torinese – . Oggi, in un nuovo mondo, quello post-pandemico, abbiamo la responsabilità di denunciare sempre con grande forza i limiti e la dolorosa imperfezione di un sistema democratico». Livermore ha chiarito che non vi è alcun riferimento alla tragedia del crollo del ponte Morandi nella scenografia: «Il ponte crollato, nella scenografia, è la rappresentazione di un potere che cede, quello di Agamennone. Non uso dei simboli di dolore così forti che hanno avuto un’eco devastante per Genova. Ho molto rispetto per chi ha vissuto un lutto che è stato non solo della città di Genova ma di tutta l’Italia».

Nelle “Baccanti” ci sarà il primo coro aereo nella storia del teatro greco: «Scolpiranno l’aria con acrobazie» spiega il sovrintendente Antonio Calbi. Ed inoltre Dioniso sarà interpretato da una donna, Lucia Lavia. «Le Baccanti, donne libere, donne che con ostinazione rivoluzionano tutto, ribelli che lottano per sopravvivere in un grande momento mistico – racconta Carlus Padrissa, uno dei direttori artistici del gruppo "La Fura dels Baus” – . E a guidare questa lotta è Dioniso, che con il suo arrivo cerca di ricondurre il popolo di Tebe alla fede negli dei e in tutti i loro riti, sostenendo di essere anche lui uno di loro e vendicandosi di coloro che lo hanno tradito. Leve, gru, funi e carrucole, andranno a comporre un “Deus ex machina” estetico, mettendo in risalto i corpi che, insieme agli elementi naturali, aiuteranno a percepire un’immagine antica ma moderna, riconoscibile allo spettatore».

Antonio Calenda parla di pandemia nella versione farsesca di Aristofane: «Siamo nel mondo di Atene, disposto a ridere di Socrate, forse questa era l'immagine che avevano di lui i suoi nemici, i sofisti. È una commedia, ma racconta le ambasce non risolte di una società: Atene era appena uscita da una pandemia di peste, Pericle era morto così, e la gestione della cosa pubblica era sempre più complessa».
Il manifesto di quest’anno nasce da 79.malaktion, un’opera di Hermann Nitsch, grande esponente dell’Azionismo viennese.

«Cosa è l’Italia senza il teatro, la musica, i musei? Dobbiamo tutti dare un contributo alla ripartenza. Assistiamo ad una faticosa ripartenza con le limitazioni ma c’è un grande entusiasmo – ha commentato il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. – Ringrazio la Fondazione Inda per la qualità delle stagioni che ha proposto e delle produzioni. Dobbiamo valorizzare l’aspetto internazionale dell’attività dell’Inda. E lavorare sul circuito dei teatri di pietra che solo l’Italia può offrire. A me piacerebbe costruire nuove arene seguendo la tradizione di quelle esistenti. E quando penso ai teatri di pietra penso anche alla Grecia: ho già avuto modo di parlarne con il ministro ai beni culturali greco e penso che questo possa essere per l’Inda uno degli sviluppi migliori».

La capacità di attrarre dell’Inda è spiegata dal sovrintendente Antonio Calbi: «Posso dire che in tre settimane abbiamo venduto 20 mila biglietti. Mi sembra che sia un ottimo inizio per la cultura. La nostra forza sono spettacoli comunicativi che emozionano. Grazie al lavoro di circa 300 persone che da gennaio sono impegnate in questa produzione. Ricordo che la Fondazione si sostiene per il 70 per cento con i propri ricavi. Ed è un investimento che non viene disperso perché si tratta di allestimenti che girano in Italia ed in Europa». Al presidente della Fondazione Inda, il sindaco Francesco Italia, il compito di invogliare i giovani: «Nel 2019 sono stati ben 31 mila i giovani che hanno assistito agli spettacoli. Non potremo avere quei numeri ma tutti coloro i quali conseguiranno la maturità nel 2021 potranno acquistare il biglietto a dieci euro. Tra tutti voglio ringraziare le maestranze della Fondazione Inda, tutte siracusane: un gruppo di persone con una professionalità altissima, con pochi eguali in Italia e nel mondo, che ogni anno realizza le scene e i costumi per gli spettacoli e compie un piccolo capolavoro di ingegneria con l’attrezzamento del Teatro Greco».

Cent'anni fa la ripresa dopo la Guerra e la Spagnola

In programma a Siracusa una mostra multimediale, “Orestea atto secondo. La ripresa delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa, dopo la Grande guerra e l’epidemia di Spagnola”, che sarà inaugurata giovedì 1 luglio a Palazzo Greco a Siracusa e resterà aperta fino al 30 settembre 2022, prima di circuitare in altre città in Italia e all’estero.
«A partire dall’album di fotografie storiche realizzate nel 1921 dal siracusano Angelo Maltese, in occasione della messa in scena delle Coefore di Eschilo a cura di Ettore Romagnoli – spiega il consigliere delegato Marina Valensise – , questa mostra ritorna sull’impresa storica del gruppo di mecenati siracusani lungimiranti, che cent’anni fa furono i protagonisti della rinascita del Teatro Greco, e permette di ripercorrere le singole fasi di produzione di uno spettacolo classico ai primi del Novecento, per ricordare la ripartenza delle rappresentazioni classiche dopo sette anni di interruzione dovuti alla Grande Guerra e all’epidemia».
Dal 3 luglio al 21 agosto saranno in scena le tragedie “Coefore Eumenidi” di Eschilo per la regia di Davide Livermore nella traduzione di Walter Lapini (nel cast Laura Marinoni, Giuseppe Sartori, Anna Della Rosa, Stefano Santospago, Giancarlo Judica Cordiglia, Maria Grazia Solano, Olivia Manescalchi, Sax Nicosia e Gaia Aprea); “Baccanti” di Euripide diretta da Carlus Padrissa con la traduzione di Guido Paduano (con Lucia Lavia, Ivan Graziano, Stefano Santospago, Linda Gennari e Antonello Fassari); la commedia “Le Nuvole” di Aristofane, dal 2 al 21 agosto, per la regia di Antonio Calenda con la traduzione di Nicola Cadoni (nel cast Nando Paone, Stefano Santospago, Antonello Fassari, Galatea Ranzi, Daniela Giovanetti, Massimo Nicolini, Maurizio Marchetti e Stefano Galante). Coefore Eumenidi (dal 3 al 31 luglio) è coprodotto con il Teatro nazionale di Genova. Nelle tre produzioni sono coinvolti tutti gli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico, la scuola di teatro della Fondazione Inda.
Nella stagione del 2022 andranno in scena “Edipo Re” di Sofocle con la regia di Robert Carsen, regista canadese al suo debutto a Siracusa. Davide Livermore chiuderà la sua Orestea con “Agamennone”. Il testo di Eschilo nel corso di alcune serate speciali sarà presentato integralmente con la messa in scena dei tre drammi: Agamennone, Coefore e Eumenidi. Debutto anche per Jacopo Gassman, che dirigerà “Ifigenia in Tauride” di Euripide.
(a.r.)

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