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Il Garante della Privacy agli studenti: sul web non tutto è per tutti e i social non sono l'album di famiglia

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“La dimensione di Internet non è stata disegnata, progettata, implementata - e men che meno si è sviluppata nella sua dimensione commerciale - per essere utilizzata da bambini e adolescenti; dunque è intrinsecamente pericolosa per questi ultimi”. Secondo Guido Scorza, componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali presieduta dal prof. Pasquale Stanzione, nell’ecosistema digitale gli spazi adeguati ai minori sono sempre più ridotti a fronte però di un'utenza in crescita esponenziale. Ci sono quindi tutti gli elementi per una “tempesta perfetta” da fronteggiare per chi fa formazione e informazione, identificando la giusta rotta che consenta di evitare rovinosi naufragi e di “mettere in salvo i diritti dei più piccoli”. L’avvocato Scorza è stato ospite stamattina del webinar sul tema “I diritti dei minori e la rete: opportunità e rischi”, promosso da Società Editrice Sud con l’Università degli Studi di Messina e l’associazione degli ex allievi Alumnime nell’ambito della GDS Academy del progetto “Gazzetta del Sud in classe con Noi Magazine”. L’iniziativa, voluta per celebrare la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ha offerto agli studenti delle scuole messinesi e calabresi e dell’Università peloritana la possibilità di dialogare con l'autorevole interlocutore su una tematica particolarmente delicata che li vede protagonisti. Accolto dal presidente e direttore editoriale di Ses Lino Morgante, in collegamento dall’auditorium della Gazzetta del Sud con la giornalista Natalia La Rosa coordinatrice del progetto, Scorza ha sottolineato la necessità di uno sforzo d’immaginazione collettivo della dimensione digitale come un enorme parco giochi nel quale esistono attrazioni per tutti e attrazioni riservate ai più grandi, alle persone alte almeno un metro o che abbiano almeno quattordici anni. “Se chi non ha l’età o non ha l’altezza sale su un’attrazione disegnata per i più grandi o per i più alti, non c’è modo di rendere quell’esperienza sicura” ha detto, sottolineando come lo stesso accada con i servizi e le piattaforme digitali, molte delle quali strutturalmente inadatte ai più piccoli.

La privacy non è in vendita

"La pandemia – ha osservato - ha raddoppiato il tempo che bambini, adolescenti e giovani trascorrono di fronte a uno smartphone, un tablet o un pc - motivato da esigenze d’intrattenimento o per conoscenza - e questo ha amplificato la loro esposizione a insidie di diversa natura". Se prima – ha chiarito - i contenuti erano prodotti da professionisti e destinati a un’utenza generalista, oggi gli intermediari, provenienti da altre categorie non professionali, si preoccupano di targettizzarne la diffusione puntando ad un pubblico specifico e spesso riuscendo a orientarlo in maniera convincente, anche se spesso non percepibile. E ciò vale a maggior ragione per i più piccoli, che finiscono con l'essere influenzati senza neanche rendersene conto, da contenuti di cui sono al contempo fruitori e fornitori, restando esposti a situazioni deviate, come il cyberbullismo, di cui possono essere ugualmente "vittime e carnefici”. Un'ulteriore aggravante è rappresentata dall’apparente convinzione che tutto sia gratuito: “oggi adulti e giovani pagano la loro vita nella dimensione digitale in dati personali”; una “violenza” sulla scala valoriale che determina in quest’ultimi l’idea che la propria identità sia commerciabile. “L’identità personale non è in vendita e se questa convinzione pervade l’adulto lo stesso non deve accadere per il ragazzino o l’adolescente, a prescindere da qualsiasi principio giuridico”, ha chiosato Scorza. In cima alla lista delle soluzioni non ci sono regole o sanzioni, ma “esercizi di educazione di massa, di stimolo allo sviluppo dello spirito critico nei più piccoli”. Il pericolo dunque non è Internet in sé, né l’ecosistema digitale che anzi può rappresentare una straordinaria opportunità di crescita, ma l’uso privo di garanzia in termini di sicurezza di una serie di servizi che ne fanno parte. E’ questo l’obiettivo che Ses in sinergia con il mondo della Scuola sta portando avanti, come ha dichiarato il presidente Morgante (anticipando l’anno prossimo il coinvolgimento di tutte le scuole siciliane nel progetto); in questo particolare momento di emergenza educativa in cui, come ha sottolineato il prof. Francesco Pira delegato alla comunicazione del rettore dell’Università di Messina e associato di Sociologia della comunicazione nell’introdurre l’avvocato Scorza, “non esiste più l’interiorizzazione come costruzione dell’io e tutto viene esternalizzato attraverso un processo di delega che affidiamo ai supporti tecnologici, custodi della nostra identità”, è importante mettere in rete l’esperienza personale per garantire ai giovani un futuro migliore, supportando educatori e genitori in comportamenti utili a evitare pericolose devianze”. A confermare la bontà dell’iniziativa, sostenuta attivamente dall’Università di Messina il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza prof. Francesco Astone, il vice direttore del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne prof. Giuseppe Ucciardello e la prof.ssa Vittoria Calabrò, presidentessa di Alumnime, che ha tratteggiato anche la cornice storico-sociale del percorso di approvazione della Convenzione dei diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza nel 1989 dall'assemblea dell'Onu.

Il dibattito con gli studenti

Ampio spazio alle domande dei ragazzi particolarmente partecipi e informati sull’argomento, che hanno dato lo spunto all’avvocato Scorza per sottolineare la disponibilità all’ascolto delle loro istanze da parte dell’Autorità Garante (“Per raggiungerci basta una mail, cercateci sempre!”). Ad aprire il dibattito gli studenti del Corso di Laurea
in Scienze dell’Informazione, Comunicazione Pubblica e Tecniche Giornalistiche Sergio Tavilla e Cristina De Luca, i quali facendo riferimento alla Convenzione sui diritti dell’Infanzia - sottoscritta dall’Onu nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991 con uno specifico riferimento nell'art. 17 al ruolo del mass media - e ai recenti fatti di cronaca (il giovane trevigiano picchiato da coetanei ispirati dalle dinamiche della serie tv Squid Game e i soprusi ai danni delle donne e dei bambini afghani), hanno chiesto come tutelare i minori dagli effetti nocivi che possono provenire da fonti sia tradizionali che digitali. Sulla “violazione” della privacy nella condivisione d’immagini che li riguardano da parte degli adulti - “che spesso confondono i social con l’album di famiglia” ha detto Scorza - e sulla pubblicazione degli esiti degli scrutini scolastici hanno chiesto lumi gli studenti del liceo classico “La Farina”(diretto da Caterina Celesti) Antonio Raffa e Maria Mondello, mentre Gaia Pizzimenti dell’istituto comprensivo “Radice Alighieri” di Reggio Calabria (diretto da Simona Sapone), Alice Baffa dell’Istituto d’istruzione superiore Siciliano di Bisignano Cosenza (diretto da Andrea Codispoti) e Akyl Ilyas del comprensivo di “Torregrotta” (diretto da Barbara Oteri) hanno chiesto come fare a proteggersi dalle “incursioni” di Internet attraverso immagini e informazioni relative a ricerche effettuate - sulla cui trasparenza la stessa Autorità ha avviato un’istruttoria - o durante acquisti online, il cui rischio è quello di non poter verificare la qualità dell’oggetto né di avere un contatto diretto con il venditore; il settaggio delle impostazioni del dispositivo - ad esempio gestendo i cookies e disabilitando l'accesso delle app al microfono - può aiutare a prevenire questa e altre azioni, ma “lo strumento migliore è la testa”, ha detto Scorza, ribadendo - in risposta alla domanda di Gaia Amodio Gaia Amodio del Polo tecnologico Rambaldi di Lamezia Terme diretto da Roberta Ferrari - che non c’è un’età precisa per accedere ai social, al di là della fascia 13-16 anni prevista dalla legge. "Online non tutto è per tutti – ha ammonito infine - e questo impone una selezione mirata rispetto alle singole piattaforme o servizi". Al webinar sono intervenute anche le Consulte studentesche della Calabria coordinate dalla docente Franca Falduto, in diretta dal Polo Brutium di Cosenza, dov’erano in corso le votazioni per l’insediamento della Consulta studentesca provinciale.

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