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Regione Siciliana, "polpetta avvelenata" per il governo Schifani

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La giunta che è nata ieri sera e che oggi si mostrerà a favore di flash e telecamere è forte di una maggioranza solo sulla carta. Perché nel breve volgere di una ventina di ore, dalle 22 di lunedì alle 18 di ieri, i due principali partiti che hanno eletto Schifani sono esplosi finendo per spaccarsi in due o più correnti, alcune apertamente in conflitto col governo. Difficile adesso prevedere quanti dei 40 deputati eletti nel centrodestra sono ancora a sostegno del governo. La giunta è nata intorno alle 10 di ieri, dopo una notte di braccio di ferro fra Schifani e Fratelli d’Italia. Il principale alleato da da giorni chiedeva (meglio, imponeva) al presidente di cambiare gli assessori designati fino a quel momento mettendo fuori due big dell’Ars - l’agrigentina Giusi Savarino e il ragusano Giorgio Assenza - per far posto a Elena Pagana e Francesco Scarpinato. La prima è la moglie di Ruggero Razza, eletta nel 2017 fra i grillini, ha fallito la rielezione all’Ars nelle liste ennesi di Fratelli d’Italia. Il secondo è un consigliere comunale di Palermo espressione della fortissima corrente Lollobrigida, che in Sicilia si muove ormai sulla gambe dell’etneo Manlio Messina.

L’implosione dei meloniani

La Pagana avrà un assessorato di primissima fascia: il Territorio, che gestisce la delicata pratica delle 3 mila concessioni ai balneari da rinnovare, o mettere a gara, più i piani regolatori e le autorizzazioni per gli appalti delle opere pubbliche. Scarpinato va al Turismo, ereditando il feudo che lo stesso Messina ha governato fino a un mese fa.
Fratelli d’Italia esce logorato da questa trattativa, con gli equilibri fra correnti e loro leader ribaltati. L’area Musumeci finisce disintegrata perdendo di fatto due leader (Savarino e Assenza) e puntando ormai solo su Razza e sul palermitano Marco Intravaia. L’area Lollobrigida acquisisce potere anche di fronte ai due segretari regionali, Giampiero Cannella e Salvo Pogliese, che a Schifani avevano fatto altri nomi e che oggi si troveranno a Palazzo d’Orleans a brindare per scelte non loro. Cannella è però riuscito a difendere la posizione del palermitano Aricò, inizialmente nel mirino dell’area Musumeci, che va all’influente assessorato alle Infrastrutture.

Come tutto questo si tradurrà nelle votazioni all’Ars è tutto da verificare, a partire da oggi quando verranno eletti i vice presidenti del Parlamento e i membri del consiglio di presidenza. Ruoli a cui ora ambiscono gli stessi Savarino e Assenza a danno di altri aspiranti di partiti alleati. Ad Assenza verrà proposta in alternativa la guida del gruppo parlamentare. Sempre che l’area di ex musumeciani delusi, più ampia di quanto le cronache non descrivano, non decida nel medio periodo di mettersi in proprio con un gruppo che in futuro può trattare autonomamente al primo rimpasto. Un episodio descrive il clima: lunedì pomeriggio la Savarino aveva firmato il decreto di nomina ad assessore al Territorio e quando il partito da Roma ha imposto l’alt lei ha rifiutato di strappare il carteggio (mentre la Amata aveva prudentemente evitato di firmare) ed è stato poi Schifani a chiederle di fare un passo indietro.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Sicilia Messina

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