Sabato, 28 Maggio 2022
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Primo caffè coltivato in Italia, raccolto da 30 kg a Palermo

È un raccolto di Arabica, per circa 30 kg di varietà Bourbon e Catuai, quello che segna l'ingresso dell'Italia nella cosiddetta "coffee belt" - la cintura geografica dove si trovano la maggior parte delle piantagioni nel mondo - come località in assoluto più a Nord in grado di produrre caffè. Ad annunciare la prima mini-produzione, di valenza più cultural-didattico che commerciale, è Andrea Morettino, quarta generazione di torrefattori di Palermo.

"Questa piantagione sperimentale è un sogno - ha detto Morettino in un seminario online - che si è realizzato nel giardino della nostra fabbrica museale e Scuola del caffè a San Lorenzo ai Colli. Frutto della collaborazione con l'orto botanico che, per l'area coloniale, importò un secolo fa semi dall'Etiopia. Da quei semi, insieme all'Università di Palermo, quest'anno abbiamo avuto un raccolto straordinario di Arabica a Km 0. Siamo a latitudini ben diverse dai Tropici e ci vorranno almeno dieci anni per farne un progetto commerciale ma il microclima ha permesso la prima piantagione all'aperto di caffè in Sicilia con drupe nostrane".

«I cambiamenti climatici - ha osservato Morettino - hanno già portato in Sicilia, che è un continente dal punto di vista agronomico, raccolti straordinari di papaya e avocado e, confrontandomi con gli addetti dell’Orto Botanico, abbiamo ora constatato fioriture eccezionali di numerose piante esotiche dovute al microclima. Ma per una produzione significativa di caffè Made in Sicily ci vorrà tempo, almeno dieci anni, e guardiamo con interesse alle aree del Ragusano e Siracusano, tra le più calde d’Europa. Papà Arturo ha creato negli anni Novanta la prima piantagione sperimentale en plein air e la natura quest’anno ci ha regalato un raccolto locale straordinario, celebrando al meglio i primi 100 anni di attività d’impresa, da una sessantina di piante di età differenti coltivate alla penombra di alberi di pepe rosa. Fino ad oggi abbiamo portato avanti attività didattiche e formative, con un dialogo aperto con Orto botanico e Università di Palermo. Nel mondo sono state classificate 124 varietà di caffè, tra le più note l’Arabica e Robusta e sogniamo di aggiungere presto una coltura nativa siciliana alle classiche colture che crescono tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno. Vogliamo lavorare a un progetto di un caffè a Km 0, a basso impatto ambientale, con una produzione sostenibile di una selezione di caffè siciliano che porti al recupero di serre abbandonate e incentivi un ritorno dei giovani alla terra. Il nostro - ha concluso - è un piccolo appezzamento che non cambierà il destino dei grandi produttori ma che può stimolare nuove ricerche e professioni in Agraria. Per la tostatura abbiamo seguito la nostra tradizione: una media tostatura che all’assaggio, come ha precisato a moka spente il sommelier del caffè Nicola Battista, ha restituito sentori di uva zibibbo, carruba e un fiore esotico ma presente in molti balconi palermitani, la Pomelia».

© Riproduzione riservata

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