Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Placido Domingo: cercare la bellezza, ritornare al Rinascimento

Domani, in replica dopo la prima di mercoledì, dirigerà “Rigoletto”. Il suo omaggio a Bellini

«Cerco di respirare con chi canta». Così, nella partitura di Rigoletto di cui è stato sia il Duca tenore che il baritono del titolo, si può sentire l’osmosi tra la visione del direttore e il pensiero dell’interprete. E l’uno che incide nella scelta musicale dell’altro. Sarà questa sintonia, la scala cromatica tra podio e palco, a fare di Plàcido Domingo l’immenso uomo di teatro che è. L'approccio. Il modo di trattare il materiale orchestrale e vocale connesso alla sua interminabile storia di artista rotondo.
Nato e cresciuto in teatro, tra la Zarzuela di mamma e il violino di papà, quello del Maestro è il destino dei figli scritto nei progetti dei padri. «I miei genitori mi hanno dato una doppia vita: messo alla luce e dato la musica. Per poco non sono nato in teatro, mia madre ha lavorato fino al nono mese. Ho sempre ammirato i ritmi di lavoro dei miei genitori che arrivavano a due, tre recite al giorno. Per loro erano normali, per me naturali. Stavo ore ad assistere alle prove, non volevo mai andare a dormire per esserci. E poi, crescendo, quel mondo si è trasformato, attraverso lo studio, nel mio lavoro per sempre. Un sogno! Lì dentro ci intendiamo tutti, quel mondo è casa».
Casa com’è la Spagna natale, il Messico adottivo, la Sicilia elettiva. La prima strada che portò Plàcido Domingo nell’Isola fu a Vizzini, per Cavalleria Rusticana di Zeffirelli. Era Turiddu, picciotto dal tragico codice d’onore, quintessenza del verismo letterario ed operistico. «Fu un battesimo del fuoco immedesimarmi nel colore e nel calore mediterranei di una terra così vicina alla Spagna di cui sono figlio, eppure così diversa. Non ho mai dimenticato quel cielo, quell'aura mitica, ancestrale. Sapevo di trovarmi nella patria di grandi tenori: Giuseppe Di Stefano e, prima di lui, Giuseppe Anselmi, il fuoriclasse che rivaleggiò con Caruso».
Ma quella di mercoledì (e replica venerdì) è la prima volta dal vivo davanti al pubblico siciliano. «Avrò il privilegio di esibirmi nella cavea del Teatro Antico di Taormina, dove dirigerò il grande Leo Nucci che interpreterà Rigoletto e che ne curerà anche la messa in scena».

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