Giovedì, 20 Settembre 2018
PALERMO

Mafia: 5 fermati, c'è il figlio dell'"autista" di Riina

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'Ndrangheta: Dda smantella traffico di cocaina

La Dda di Palermo ha disposto il fermo di cinque persone accusate di mafia ed estorsione. Si è ricorsi al fermo perché i cinque si preparavano a fuggire. In carcere tra gli altri è finito Giuseppe Biondino, figlio di Salvatore Biondino, autista e uomo di fiducia di Totò Riina. Per gli inquirenti è il nuovo "reggente" del mandamento di San Lorenzo ed è accusato di diverse estorsioni. I provvedimenti, firmati dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Salvo De Luca e dai pm Roberto Tartaglia, Amelia Luise e Annamaria Picozzi, sono stati eseguiti dai carabinieri.

Biondino, nei mesi scorsi, aveva lasciato più volte Palermo per andare in Spagna con l'intenzione di organizzare la sua imminente latitanza. Arrestato anche Francesco Lo Iacono, altra parentela di "rango" in Cosa nostra: è il nipote del boss Francesco Lo Iacono, storico capomafia di Partitico. E' accusato dell'incendio di una concessionaria di auto. Si stava preparando a partire per Düsseldorf per darsi alla latitanza. In carcere anche Salvatore Ariolo e Ahmed Glaoui, accusati di mafia ed estorsione e Bartolomeo Mancuso, accusato di estorsione.

L'inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo coordinata dalla Dda, che ha portato oggi al fermo di 5 mafiosi, ha permesso di accertare che a "reggere" la famiglia mafiosa di Palermo San Lorenzo è Giuseppe Biondino, 40 anni, figlio del fedelissimo autista di Riina, l'ergastolano Salvatore Biondino. Gli investigatori hanno anche ricostruire un'estorsione e due tentativi di estorsione nei confronti di imprenditori e commercianti di Palermo in cui sarebbe coinvolto Bartolomeo Mancuso, anche lui, come Biondino, finito in carcere. Scoperto anche il ruolo di Francesco Lo Iacono, 37 anni, nell'incendio che, la notte del 14 agosto 2015, distrusse una concessionaria della cittadina. Francesco Lo Iacono è nipote di Maurizio Lo Iacono, esponente di vertice del mandamento di Partinico, ucciso il 4 ottobre 2005 in seguito ai contrasti sorti tra la sua famiglia e un altro clan storico della zona, quello dei Vitale.

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