Giovedì, 20 Settembre 2018
PALERMO

Sgominata banda nel palermitano, 7 fermi

banda, carabinieri, criminalità, Sicilia, Archivio
Gioielli e monili in bronzo trovati dai Carabinieri

I carabinieri hanno eseguito un
provvedimento di fermo disposto dal procuratore aggiunto Ennio
Petrigni e dal pm Enrico Bologna nei confronti di sette persone
accusate di associazione a delinquere finalizzata a compiere
furti, intimidazioni ed estorsioni. Si tratta di Maurizio Mulé,
26 anni, di Partinico; Salvatore Lazzara, 30 anni, di Alcamo;
Barbara Lombardo, 33 anni; Vincenza Ferdico, 24 anni; Francesco
Mulè, 28 anni, di Partinico; Calogero Mulè, 30 anni, di
Partinico e Vincenzo Mulè, 25 anni, di Alcamo L'indagine,
condotta dai militari della compagnia di Partinico, è iniziata
dopo alcuni incendi dolosi a auto e autocarri nel territorio di
Camporeale (Pa). Sin dalle prime battute sarebbe emersa la
presenza in comune di un'organizzazione che avrebbe creato nel
centro in provincia di Palermo un clima di paura. Tanto che in
alcune intercettazioni gli investigatori hanno trascritto le
richieste di aiuto di alcuni imprenditori oggetto di attentati e
minacce. Alcuni residenti che subivano furti ed estorsioni sono
stati intimiditi e costretti a non denunciare i furti. Anche le
due donne, secondo quanto accertato dalle indagini, avrebbero
avuto un ruolo attivo nell'organizzazione. La banda aveva
occupato abusivamente alcuni alloggi del complesso residenziale
di piazza Delle Mimose dive aveva la base operativa. A capo
dell'organizzazione Maurizio Mulè, già destinatario della misure
di pubblica sicurezza della sorveglianza che non gli consentiva
di uscire nelle ore notturne, il quale sceglieva gli obiettivi e
dava supporto logistico.

Mulè, che si doveva recare in
caserma dai carabinieri per le prescrizioni sulla sorveglianza
speciale, in un'occasione vide un imprenditore a cui avevano
rubato un attrezzo da lavoro. "Quell'infame ai cui abbiamo
rubato il compressore è in caserma e parla con il maresciallo",
diceva intercettato. Quattro giorni dopo allo stesso
imprenditore fu incendiato un autocarro. La banda metteva a
segno furti a ripetizione. Pellet, canne fumarie, attrezzi da
lavoro costosi e anche tante olive che poi portavano nei frantoi
per la molitura. Molti dei colpi sono stati seguiti passo passo
al telefono da Maurizio Mulè, che dava indicazioni soprattutto a
Salvatore Lazzara sulla possibile presenza o meno delle auto dei
carabinieri di pattuglia nella zona. "Stai attento - diceva Mulè
- stanno passando i porci o i tarzan".

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