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La Sicilia spera di uscire dalla zona rossa il 31 gennaio, ecco perché si può

Dalla Liguria al Veneto fino alla Sicilia: diverse regioni sperano di cambiare colore domenica prossima anche se il bollettino giornaliero del ministero della Salute registra un balzo in avanti dei nuovi casi: oltre 15mila nelle 24 ore, un dato che non si registrava da più di dieci giorni. Per avere il quadro più chiaro bisognerà attendere il monitoraggio di venerdì, con i dati relativi alla settimana dal 18 al 24 gennaio aggiornati ad oggi, ma i numeri analizzati dalla cabina di regia la settimana scorsa, se confermati, porterebbero diverse Regioni in una fascia con minori restrizioni. Con una premessa, però.

Per passare alla fascia di rischio più bassa - ad esempio dal rosso all’arancione o dall’arancione al giallo - devono trascorrere 14 giorni a partire da quello in cui per la prima volta vengono registrati dati che consentono la collocazione nella fascia più bassa. In sostanza, bisogna avere dati da fascia gialla o arancione per 14 giorni consecutivi prima di potervi accedere ufficialmente. Il Dpcm dice infatti che l’aggiornamento scatta «fermo restando la permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive comporta la nuova classificazione». Alla luce di ciò, quali regioni potranno cambiare colore? Tutte quelle che da venerdì 15 gennaio hanno fatto registrare dati da fascia gialla, se sono arancioni, o da arancione se rosse. Sicuramente non cambierà colore la Sardegna, nonostante la Regione abbia annunciato un ricorso al Tar: l’ordinanza di Speranza è del 22 gennaio. Non dovrebbe cambiare colore neanche la Lombardia, che dal 23 è in fascia arancione per via dell’errore sull'Rt che l’ha tenuta per una settimana in rosso. Tra le 5 regioni e province autonome già gialle (Basilicata, Campania, Molise, Toscana e provincia di Trento), rischiano in particolare Molise e Trento: entrambe hanno un rischio moderato ma sono ad alto rischio di progressione all’alto - che le metterebbe in automatico in arancione - e hanno un Rt nei valori minimi rispettivamente di 0,97 e 0,84. Delle 14 arancioni, la Liguria potrebbe diventare gialla (Rt a 0,94 e rischio basso), così come il Veneto, che ha oggi un Rt, ha detto Luca Zaia, a 0,62. Dovrebbero invece rimanere in arancione Puglia, Umbria e Valle d’Aosta.

Quanto alle due in rosso, Bolzano e la Sicilia, solo quest’ultima potrebbe passare alla zona con meno restrizioni: l’Rt, ha spiegato l’assessore alla Salute Ruggero Razza, è in calo e i parametri dei posti letto in terapia intensiva e area medica sotto la soglia critica.

Sicilia, l'assessore Razza: auspichiamo di uscire dalla zona rossa il 31 gennaio

«Qualche ora ancora e scopriremo se l'indice Rt, come appare dalla riduzione dei contagi in Sicilia, ci permetterà di condividere col governo centrale il possibile declassamento del rischio della regione. Auspichiamo di uscire dalla zona rossa il 31 gennaio». Razza ha illustrato i dati della regione che inducono a un cauto ottimismo: su 10mila abitanti, la Sicilia è al quinto posto per incidenza dei contagi, al 12esimo posto per decessi, settima per tamponi molecolari. Con l’inserimento dei tamponi antigenici, il tasso di positività nell’isola è passato dal 12% al 5%, e oggi è addirittura è sceso al 3,4%. L’assessore ha anche ricordato che fino ad ora sono stati vaccinati 105mila soggetti, e che le "criticità» hanno riguardato un numero modesto di persone. Il riferimento è ai cosiddetti «furbetti» del vaccino nei confronti dei quali la Regione ha adottato il pugno duro, con la rimozione immediata dei responsabili dei centri vaccinali dove sono state somministrate dosi a chi non ne aveva diritto. Razza ha infine sottolineato che per quanto riguarda l’adeguamento delle strutture ospedaliere la Sicilia «è la prima Regione in Italia per cantieri aperti come emerge dal piano diramato dall’ufficio del commissario nazionale per l’emergenza Covid su terapie intensive e sub-intensive».

Bollettino del Ministero della Salute

In attesa del monitoraggio, il bollettino del ministero della Salute fa però registrare un rialzo, con un tasso di positività al 5,17% (+1% rispetto a ieri), un totale di 15.204 positivi (erano 10.660 martedì) su quasi 294 mila test complessivi effettuati (molecolari e antigenici) e un tasso di positività sui soli tamponi rapidi al 2,33%, mai così alto da quando si monitorano. Numeri che al momento non cambiano la tendenza dell’ultima settimana, che registra un calo del 12% rispetto a 7 giorni fa, ai livelli più bassi di contagi da 3 mesi. In calo, ma purtroppo ancora molto alti, i numeri relativi alle vittime: 467 contro i 541 del giorno precedente (il totale va verso gli 87 mila). Come ha avvertito ieri il virologo Andrea Crisanti ci vorranno ancora un paio di settimane solo per veder calare il numero delle vittime giornaliere intorno a 300. Scendono anche le terapie intensive (-20), i ricoverati con sintomi (-194) e gli attualmente positivi (-4448). A livello regionale il Veneto e la Lombardia, in virtù dell’alto numero di test risalgono ben sopra i 2 mila positivi. Il Veneto comunica per la prima volta il dato degli infetti individuati con test antigenico rapido, 1.498 dal 16 gennaio. Non rendono ancora noto il dato Sicilia, Abruzzo, Liguria, Marche, Umbria, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta. «Calcolare la percentuale cumulando i dati dei due tipi di test è sbagliato - dice il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani - in quanto le percentuali separate sono molto diverse».

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