Martedì, 09 Agosto 2022
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L'ANNIVERSARIO

Mafia: 38 anni fa l'omicidio di Pippo Fava, il ricordo di Catania

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Catania ricorda Pippo Fava

Trentotto anni fa veniva assassinato a Catania Pippo Fava, il giornalista e scrittore, fondatore del mensile «I Siciliani», ucciso in un agguato mafioso la sera del 5 gennaio 1984, dinanzi all’ingresso del teatro Stabile di Catania: era andato a prendere la nipotina che debuttava in teatro in uno spettacolo che lui aveva scritto. Fava, con le sue inchieste antimafia, svelò oscuri intrecci politico-mafiosi, denunciando con coraggio il malaffare pagando con la vita il suo impegno antimafia. Per il suo delitto sono stati condannati in via definitiva all’ergastolo il capomafia catanese Benedetto Santapaola e il nipote Aldo Ercolano.

Nella ricorrenza dell’anniversario, su iniziativa della Fondazione Giuseppe Fava, il giornalista e scrittore siciliano viene ricordato oggi con l’assegnazione del Premio nazionale giornalistico a lui intitolato «Nient'altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie». Al Piccolo Teatro di via Ciccaglione, a Catania, alle 18, dibattito, moderato da Claudio Fava dal titolo «Menzogne d’autore: il giornalismo d’inchiesta tra servizi, silenzi e depistaggi», con Attilio Bolzoni, Tuccio Pappalardo e Paolo Biondani, vincitore dell’edizione 2022 del Premio Fava.

Così come avviene ogni anno, "I Siciliani giovani", «decidono di ricordare Giuseppe Fava, nella data della sua uccisione da parte della mafia, il 5 gennaio, lavorando. L’emergenza sanitaria ci impedisce anche quest’anno di tenere un corteo nella città di Catania». Alle 10,30 assemblea online sul sito www.isiciliani.it, su Facebook e twitch, attraverso la piattaforma Zoom, e in presenza per chi vorrà venire al Giardino di Scidà - bene confiscato alla mafia, in via Randazzo 27 a Catania. Al centro «il nostro comune lavoro contro la mafia, come rilanciare la campagna per ottenere il riuso sociale dei soldi dei mafiosi, come proseguire il lavoro di denuncia e di racconto della nostra terra. Ad accompagnarci nella discussione Don Luigi Ciotti».

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