Sabato, 04 Febbraio 2023
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IL CASO

Catania, infermiere provoca la morte di due donne perché “frustrato dal lavoro”. Lo avevano trasferito

Le indagini della Procura che hanno portato all’arresto di Vincenzo Villani Conti, l'infermiere dell’Ospedale Cannizzaro di Catania per l’omicidio di due pazienti alle quali avrebbe inoculato il Diazepam e il Midazolam, sarebbero partite delle denunce di due psicologi che avevano in cura l’uomo e che, dopo aver raccolto le sue "confidenze", hanno avuto dei sospetti che fosse accaduto qualcosa di grave, ed raccontato tutto in Procura. Hanno detto che l’infermiere avrebbe riferito loro di essere «mosso da uno stato di preoccupante distacco emotivo maturato nei confronti dei pazienti a causa del comportamento vessatorio dei superiori. Villani Conti, infermiere del reparto di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza, secondo le accuse avrebbe ucciso perché frustrato dopo essere stato spostato da un reparto all’altro dell’ospedale e in ultimo nel reparto nel quale lavorava, spostamento che aveva ritenuto una regressione nella professione. Secondo la Procura, l’infermiere «l'azione criminosa è stata accuratamente progettata» in tutte le fasi: avrebbe preso i farmaci nonostante non vi fosse una prescrizione medica, li avrebbe inoculati, non avrebbe indicato di aver compiuto l’inoculazione nelle cartelle cliniche e avrebbe parlato dei due decessi ai suoi psicologi. Inoltre nella farmacia dell’ospedale non c'è un sistema di traccibilità dei farmaci, cosa di cui l’infermiere era a conoscenza e perciò l'indagato li avrebbe potuti sottrarre facilmente.

L'infermiere avrebbe agito indisturbato durante il turno di notte. Oltre che i futili motivi, la Procura gli contesta anche la premeditazione perché avrebbe dapprima sottratto i due farmaci da un armadietto della sala infermieri del reparto. L'infermiere avrebbe inoculato i farmaci con un dosaggio da due a cinque volte superiore alle dosi indicate. Le due vittime morirono ad una distanza di un mese e 14 giorni l’una dall’altra: una il 2 dicembre del 2020, l’altra il 16 gennaio del 2021 e tutti e due i decessi sarebbero avvenuti dopo il turno lavorativo notturno dell’infermiere. Sui due cadaveri diversi mesi dopo la morte furono trovate tracce significative dei due farmaci, che erano controindicati rispetto alle loro patologie. La Procura a tal proposito parla di una «successione di eventi che supporta i giudizio di gravità indiziaria": turno notturno prima dei decessi, mancata indicazione nelle cartelle cliniche delle somministrazione dei due farmaci, la presenza trovata nei cadaveri - a distanza di diversi mesi dalla morte - di tracce dei due farmaci. Per la Procura la gravità dei reati consumati, la particolare qualifica professione rivestita impongono la scelta custodiale».

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