Giovedì, 17 Ottobre 2019
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TEATRO

Una “Lisistrata” dai mille dialetti per divertirci con Aristofane a Siracusa

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«Voglio che il testo restituisca il divertimento con cui è stato scritto: nessuna operazione filosofica, ma solo un'operazione rivolta al pubblico che è il nostro unico grande referente come lo era per Aristofane nella Grecia del 411 a.C. Lisistrata racconta di un'alleanza tra donne di etnie diverse e questa realtà multietnica io l'ho trasformata in una moltitudine di dialetti. Si parla in siciliano, in napoletano, in fiorentino spinto». Tullio Solenghi arriva al teatro greco di Siracusa per uno spettacolo all'insegna del divertimento che promette anche di far riflettere.

La commedia di Aristofane, in scena da venerdì al 6 luglio, è il terzo spettacolo della cinquantacinquesima stagione delle rappresentazioni classiche promossa dalla Fondazione Inda, dopo le due tragedie “Elena” e “Le Troiane” di Euripide. Una stagione che ha già fatto registrare 135 mila spettatori, come ha reso noto il presidente della Fondazione Inda, il sindaco di Siracusa Francesco Italia.

Protagoniste in Lisistrata sono le donne di Atene, di Sparta, di Corinto, alleate per uno sciopero del sesso, massimo ricatto ai mariti che spendono le loro energie nella guerra. Fino a quando non firmeranno la pace, nessun letto li accoglierà. «Lisistrata è la prima eroina dell'emancipazione femminile, mi riferisco all'occupazione dell'Acropoli da parte delle donne che si impossessano del tesoro che serviva a finanziare la guerra. Di riflesso ci mostra un primo intrepido esempio di governo al femminile. Mi ha fatto andare verso le risorse del repertorio comico che noi attori abbiamo: uso del dialetto, uso del surreale, in linea con quello che Lisistrata vuole dimostrare» continua Solenghi, che ha ritagliato per sé il ruolo di Cinesia.

«Un lavoro molto faticoso ma anche molto esaltante. Non avevo mai fatto una regia, tanto meno mettere in scena 50 persone in un luogo magico come quello del teatro greco di Siracusa dove ogni attore sogna prima o poi di approdare. Incrocio tutto l'incrociabile».

Per Solenghi un ritorno al passato: «Si ricomincia e si torna alle origini. Ho iniziato con il teatro classico di Bertolt Brecht. Da lì sono passato a Molière, Goldoni, Shakespeare». Anche a Siracusa non poteva non coinvolgere il suo amico di sempre: «Era gennaio, stavo preparando questa commedia ed ero in tournée con Massimo e lui spiava i miei appunti e sospirava: sarebbe bello se riuscissi a recitare anche io al teatro greco, mi ha detto. Ed insieme abbiamo creato un cameo».

Sarà un'apparizione che vedrà Massimo Lopez in scena con “abiti diversi”: «È divertente tutto lo spettacolo, anche se con il mio cameo è tutta un'altra cosa» spiega Lopez.

«L'appetito viene mangiando. Io la regia a Siracusa non la farei ma come interprete tornerei volentieri» dice Solenghi.

Le scene di Andrea Viotti hanno ricostruito i due piani che rappresentano l'Acropoli e la piazza di Atene, mentre i costumi risentono delle contaminazioni dello stile mediterraneo. A interpretare Lisistrata è Elisabetta Pozzi, interprete dal 2000 a Siracusa per ben dieci volte: «Lisistrata è un'eroina ribelle che sferra un attacco ad un establishment. Lo fa con una motivazione precisa: far cessare una guerra in una società depauperata dai suoi contenuti. Credo che la donna porta soluzioni che inneggiano alla vita. Non potrebbe avere la guerra come fine ultimo» ha detto Elisabetta Pozzi.

La traduzione è di Giulio Guidorizzi; la collaborazione alla regia di Marcello Cotugno; coreografie di Paola Maffioletti. In scena tra gli altri Giovanna Di Rauso, Viola Marietti, Mimmo Mancini, Franco Mirabella, Vittorio Viviani, Totò Onnis, Tiziana Schiavarelli, Simonetta Cartia, Silvia Salvatori, Federico Vanni, Elisabetta Neri, Margherita Carducci. Il coro è dell'Accademia d'arte del Dramma antico.

Lisistrata sarà il 12 e 13 luglio all'International Festival of Ancient Greek Drama a Cipro. «Da siracusano sono felice: sono nato e cresciuto al teatro greco - conclude Franco Mirabella - . Con Lisistrata stiamo creando un evento: si ride e si pensa. Aristofane era l'oracolo e non le mandava a dire».

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