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IL DIBATTITO

Il Kouros affascina e divide, Sgarbi: "Rispetto per Tusa!"

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L'8 settembre è stata inaugurata, al Museo Archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa, la mostra “Il Kouros ritrovato” a cura di Sebastiano Tusa, come terza tappa del percorso cominciato nel 2018 con le esposizioni di Palermo e Catania . Il Kouros Lentinoi è una scultura di epoca arcaica in marmo bianco pario, di grande pregio e bellezza e la sua particolarità dipende dal fatto che è costituita dal congiungimento dei due reperti, la Testa apollinea Biscari, rinvenuta da Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari e conservata a Catania nel Museo del Castello Ursino e il torso acefalo di efebo, il Kouros di Lentini, acquisito dallo studioso Orsi e conservato nel Museo Archeologico regionale di Siracusa.

La mostra, promossa dalla Regione siciliana, dal Comune di Catania e dalla Fondazione Sicilia, in collaborazione con l'associazione LapiS, è stata arricchita da un percorso museale archeometrico, funzionale alla ricostruzione del contesto archeologico e alla conoscenza dei processi di esecuzione, con minuziose informazioni tecnico-scientifiche. Un allestimento che rende perfettamente leggibile l'opera, tanto da vincere quest'anno il terzo premio al Concorso nazionale “Metti in mostra l'Archeometria”.

Dietro questo giovane dal sorriso arcaico c'è una storia affascinante. Tutto parte dall'idea di Vittorio Sgarbi, allora assessore regionale ai Beni culturali. Sgarbi coinvolge la Fondazione Sicilia (che finanzierà l'operazione) e affida a Sebastiano Tusa il coordinamento tecnico-scientifico ed esecutivo. Tusa coinvolge l'associazione LapiS, che già dal 2011 aveva promosso indagini petrografiche e geochimiche. Con un'equipe di esperti si consolidano gli studi che convalideranno l'idea di unire, con un meccanismo reversibile, le due parti anatomiche, considerate pertanto un unicum che, come sosteneva Tusa (diventato nel frattempo assessore), può considerarsi un nuovo ritrovamento archeologico. Tusa non c'è più, restano i frutti della sua opera. Ma c'è anche chi ha contestato duramente metodi di restauro, organizzazione e allestimento della mostra.

«Chi fa polemiche su questa magnifica opera - replica Vittorio Sgarbi - ha dimenticato la propria subalternità culturale rispetto ad uno dei più grandi archeologi degli ultimi decenni, Sebastiano Tusa. Non hanno autorità e valore se fanno tutto questo, una discussione accesa soltanto per infangare la sua memoria. Io ero all'assessorato regionale, gli diedi la direzione di questo progetto e successivamente, suggerii io stesso al presidente Musumeci Tusa come nuovo assessore. Tutto ciò che scrivono contro questo recupero, viene fatto contro di lui. Non riesco a sopportare le polemiche contro chi non c'è più, noi abbiamo applicato una sua concezione. Prima è stata accesa la questione a Palermo per la base della scultura, per cui io ho coinvolto Giacomo Rizzo con cui abbiamo dovuto orientarci per quella soluzione sul supporto, con un accorgimento, essendo le gambe del Kouros su diversi livelli, ma quelle erano considerazioni tecniche su cui si poteva discutere; la questione che ora creano, sulla sua ricostruzione, adesso che è morto Tusa che non può rispondere, è un ingiuria inopportuna e impudica alla memoria di un loro grande collega».

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