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TRE SCRITTI INEDITI

Sciascia e l'amore controverso col cinema

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Progetti amati e non realizzati. Eppure tanti suoi libri arrivarono sullo schermo
Sicilia, Cultura
Leonardo Sciascia

La notizia della pubblicazione di un inedito di Leonardo Sciascia, in occasione del centenario della sua nascita, ha mandato in trepidazione il mondo dei lettori italiani. Letterati e appassionati hanno atteso l’inizio del 2021 con la frenesia dei bambini la notte della vigilia, bramosi di poter leggere pagine inedite sottratte all’oblio dei tempi. “Questo non è un racconto” (Adelphi, a cura di Paolo Squillacioti), citazione tratta dal filosofo Denis Diderot, racchiude tre inediti per il cinema firmati dall’autore di Racalmuto.

Testi dattiloscritti firmati dall’autore scomparso nel 1989 eppure decisamente attualissimo per i temi trattati, la denuncia sociale e la sensibilità artistica mostrata, tanto nei suoi romanzi che nei saggi.
Proprio come accaduto per la pubblicazione di “Fine del carabiniere a cavallo” e “Il metodo di Maigret” (entrambi editi da Adelphi), anche questo volumetto si inserisce nel percorso di recupero della produzione saggistica dispersa, con la significativa novità che in “Tre inediti per il cinema” troviamo raccolti «due soggetti per film non realizzati, stesi da uno scrittore che non era un soggettista; e un dialogo narrativo sul soggetto per un film di Sergio Leone che non ebbe esito», scrive Paolo Squillacioti, il curatore del volume che firma un’ampia nota conclusiva, aiutando il lettore a districarsi nei testi e nel mondo artistico dell’autore di Racalmuto.

Per questo volume dobbiamo ancora una volta ringraziare Vito Catalano, nipote dello scrittore e infaticabile guida fra le carte d’autore che per primo ha segnalato questi tre testi, «conservati in dattiloscritto, nel contesto di numerose altre iniziative legate al cinema e alla televisione». E noi sappiamo con certezza che oltre ad essere un lettore avido e onnivoro, figlio della provincia siciliana, Sciascia stabilì con il cinema un rapporto altrettanto intenso («fin oltre i vent’anni sognai di fare il regista, il soggettista, lo sceneggiatore», aveva dichiarato) finché nel 1989, dopo aver visto “Nuovo Cinema Paradiso”, «emozionato e commosso» scrive Squillacioti, traccerà un bilancio definitivo e impietoso di un cinema che è diventato altra cosa, «parodisticamente letteratura, parodisticamente pittura, parodisticamente avanguardia di ogni cosa che sa di avanguardia».

Il primo manoscritto fu scritto nel 1968, destinato a Carlo Lizzani – romano e partigiano – che diresse numerosi film, fra cui la trasposizione di “Fontamara” e “La vita agra”. Lizzani aveva chiesto a Sciascia un soggetto sulla storia di Serafina Battaglia che aveva sfidato la mafia nell’aula giudiziaria, chiedendo giustizia per il figlio. Lizzani si aspettava che Sciascia sceneggiasse il film, ma l’autore de “Il giorno della civetta” scelse di non proseguire. Ed è un peccato. Più vago è il soggetto destinato a Lina Wertmüller, la prima regista nella storia che venne candidata all’Oscar (nel 1976, con “Pasqualino Settebellezze”). Si tratta di quattro pagine risalenti alla primavera del ’68, che descrivono le avventure di un ragazzo e una ragazza che assistono ad un omicidio di mafia che ne segnerà le vite. Purtroppo, anche questo soggetto non venne sviluppato. Infine, il testo per Sergio Leone, il più suggestivo. Relativamente a questa collaborazione c’è anche una bozza di contratto per la sceneggiatura di “C’era una volta in America”, datata 8 marzo 1972.

A posteriori è molto interessante notare come Leone abbia seguito le direttive di Sciascia, creando la sua epopea partendo dai gesti e i ricordi di un vecchio gangster. Sciascia e Leone s’incontrarono e sembrava avessero intavolato una collaborazione fattiva, ma durante un pranzo a Villa Igea, a Palermo, lo scrittore si alzò e se ne andò, forse infastidito dall’esuberanza del regista.

Benché fortemente anelato, il rapporto fra Sciascia e il cinema fu difficile. Fra le tante collaborazioni sfumate elenchiamo quelle con Andrea Camilleri e Michelangelo Antonioni; eppure, il cinema “attinse” molto dall’autore siciliano – pensiamo a “Il giorno della civetta” di Damiano Damiani, “Cadaveri eccellenti” di Francesco Rosi”, “Todo modo” di Elio Petri”, “Una storia semplice” e “Porte aperte” di Gianni Amelio. Ma dagli anni ’60 lo stesso Sciascia non andava più in sala. L’unica eccezione erano le pellicole di Federico Fellini.

Chiunque ami i libri prova una sincera invidia verso il neofita che per la prima volta prende in mano un grande classico della letteratura. Rileggere è un dolce vizio ma nulla è paragonabile al brivido di poter leggere per la prima volta i libri amati. Per noi che amiamo Sciascia e siamo cresciuti con l’idea della linea della palma e la sua denuncia della mafia, cosa ci può essere di più sfizioso che sederci comodi in poltrona, sistemare la luce e iniziare un suo nuovo libro, nel 2021? Lettrici e lettori, ora tocca a voi.

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