Mercoledì, 23 Ottobre 2019
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RECESSIONE

Banche, l'allarme della Uilca Sicilia: "Sull'isola sempre meno sportelli e impiegati"

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Gino Sammarco

«È stato pubblicato dal servizio studi della Banca d'Italia, il bollettino nazionale che fotografa lo stato di salute delle banche e dei bancari». Lo ha comunicato Gino Sammarco, dirigente della Uilca Sicilia che esaminando i dati dell'Italia ha aggiunto: «Siamo in piena recessione anche nel settore bancario infatti in Italia nel 2017 esistevano  27.374 sportelli bancari, a fine 2018 erano 25.404, ben 1.970 in meno. I lavoratori bancari, che a fine 2017 erano 286.222, a fine 2018 raggiungevano i 278.204, con una flessione di 8.018 unità, frutto di licenziamenti, pensionamenti anticipati ed esodi per così dire volontari».

«In Sicilia a fine 2018 resistevano 1.273 sportelli bancari ben 143 in meno del 2017 quando erano 1.416 - spiega Sammarco -. Si contano anche 700 lavoratori in meno in un anno poiché si è passati dai 10.971 del 2017 ai 10271 di fine 2018. In particolare a Palermo i bancari sono passati dai 3.218 del 2018 ai 2.840 del 2017, a Catania erano nel 2017 2.265 e nel 2018 soltanto 2.181, a Messina una flessione di 76 unità, a Trapani meno 77, ad Agrigento meno 29, a Caltanissetta meno 30, a Enna meno 15, a Ragusa meno 30 ed a Siracusa meno 40,soltanto in un anno senza confrontare questi numeri con quelli di 10 o anche 5 anni fa».

«Queste cifre in continua flessione dimostrano che l'investimento nel digitale ha dato benefici ai bilanci delle banche, ma ha tagliato posti di lavoro e sportelli con conseguenze rilevanti sia per le famiglie sia per le piccole e medie imprese. Almeno 100 sono i comuni che negli ultimi anni sono rimasti senza uno sportello bancario. Questa assenza delle banche sulla piazza ha portato ad una desertificazione del credito in Sicilia  costringendo la clientela a maggiori costi e sacrifici quando non a rivolgersi ad "occasionali finanziarie"».

«La politica del credito in Sicilia - conclude Sammarco - è stata sempre decisa al nord, ma i licenziamenti e le mancate assunzioni restano sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie siciliane».

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