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La Meloni avverte: "Se salta Musumeci saltano anche altri". Berlusconi in campo

Sicilia, Politica
Giorgia Meloni

Le elezioni siciliane hanno uno sguardo sulla Lombardia e diventano un fatto di prima grandezza, per il centrodestra, un fatto nazionale . Le difficoltà nella scelta di candidati unitari nell’isola fanno da catalizzatrici delle divisioni nella coalizione - che dalle liti burrascose sul Quirinale non si vede più - estendendo lo scenario da sud verso nord. Giorgia Meloni avverte: «Se in Sicilia dovesse saltare il principio della ricandidatura degli uscenti, non si vede perché dovrebbe essere mantenuto altrove».

Il riferimento esplicito è al governatore Nello Musumeci, che FdI vorrebbe confermare, mentre Lega e Forza Italia no. Quello implicito potrebbe essere al presidente della Lombardia, il leghista Attilio Fontana, il cui primo mandato scade nel 2023. Insomma, dice Giorgia Meloni: "Il tema è rispetto delle regole che ci siamo dati finora». Se saltano, c'è il rischio di un effetto domino a livello di amministrazioni nel 2022. E con la possibilità di un’onda lunga nel 2023, che sarà pure anno di elezioni politiche. In Sicilia il caso della Regione è strettamente legato alle scelte su Palermo. Le due trattative si incrociano, si sovrappongono, l'una dipende dall’altra. C'è la richiesta di FdI di un chiarimento, per un accordo a tutto tondo. Nel capoluogo, Lega e Forza Italia hanno candidato Francesco Cascio, senza coinvolgere Fratelli d’Italia, malgrado Ignazio La Russa avesse ammonito: "Dopo le scelte tra loro discordanti a Messina di Lega e Fi, la possibile unità della coalizione verrebbe ulteriormente vanificata dalla ufficializzazione a Palermo di un ticket Lega/Fi senza alcuna condivisione con Fratelli d’Italia». Per cercare di trovare la quadra, è tornato in campo Silvio Berlusconi, che ieri ha telefonato a Giorgia Meloni, anche per organizzare un incontro tra le forze di centrodestra. Perché, ha spiegato il Cavaliere, «la cosa fondamentale è essere uniti: uniti si vince, divisi si perde». Si era parlato di una call di vertice, «al più presto». Ma finora non c'è stata. E anche l’identikit dei partecipanti non è chiaro. Per Matteo Salvini - spiegano per esempio dalla Lega - «in Sicilia decidono i siciliani».

Insomma, è l’ennesimo rinvio di un incontro fra i leader del centrodestra, che non si vedono ormai dai giorni della rielezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. In Forza Italia, per affrontare il tema candidature, il coordinatore Antonio Tajani sarebbe intenzionato a convocare per domani una riunione con i capigruppo alla Camera e al Senato, la responsabile dei rapporti con gli alleati Licia Ronzulli e i coordinatori regionali. Dietro a questo scenario piuttosto attorcigliato, si nascondono attriti e rivalità fra giocatori di una coalizione che coltiva il fondato proposito di governare il Paese, ma che ha mille difficoltà a stabilire equilibri interni. Il partito di Giorgia Meloni è quello ritenuto più in salute. Quando parla degli alleati, la leader di Fdi da tempo ripete la stessa domanda: «Per loro è più importante far vincere il centrodestra o frenare la nostra crescita?». E quindi, guardando alla Regione Sicilia: «Oggi si chiede di rimettere in discussione» la ricandidatura «di Nello Musumeci - dice Giorgia Meloni in una intervista a Libero - forse» perché è «colpevole di essersi avvicinato a Fratelli d’Italia. Così non va».

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