Domenica, 25 Agosto 2019
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CALCIO

Il Tribunale della Figc squalifica Zamparini per 5 anni

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Maurizio Zamparini, ex patron del Palermo

Cinque anni di squalifica e la radiazione dagli ambiti federali. Si conclude così l’esperienza di Maurizio Zamparini nel mondo del calcio, con una decisione del Tribunale federale nazionale, che arriva mentre l’ex patron rosanero è agli arresti domiciliari a causa dei risvolti penali di quelle stesse vicende contestate dai giudici dello sport.

Si conclude nel modo peggiore la sua militanza nel mondo del pallone, iniziata da bambino nel ruolo di attaccante nella squadra di Sevegliano, frazione del comune di Bagnaria Arsa, in Friuli Venezia Giulia. Anche allora, come sarebbe accaduto in futuro, Zamparini portava il pallone al campo e faceva e disfaceva le squadre a suo piacimento.

Da presidente del Venezia prima e del Palermo poi, ha continuato col suo piglio decisionista, mostrato con acquisti, cessioni e soprattutto esoneri di allenatori. La decisione del tribunale della Federcalcio entra nel merito della vicenda che era costata ai rosanero la retrocessione in Serie C, poi trasformata in 20 punti di penalizzazione nello scorso campionato cadetto, per irregolarità amministrative.

La posizione di Zamparini era stata stralciata per un ricorso, prima accolto e poi respinto, presentato dai suoi legali che contestavano un vizio di forma. Tra le irregolarità di bilancio contestate a Zamparini, ci sono l’operazione Mepal, la società controllata che deteneva il marchio del Palermo e l’iscrizione nello stato patrimoniale di 5,5 milioni di crediti d’imposta, col risultato di riportare quel patrimonio al valore di quasi 11 milioni contro i reali 135.712.

Il fine delle irregolarità, secondo l’accusa, era di «sottrarsi agli obblighi di ricapitalizzazione». Il Tfn l’ha riconosciuto colpevole in quanto «vero ideatore degli artifizi contestati». Classe 1941, Zamparini entra nel calcio che conta nelle vesti di imprenditore, acquistando il Venezia. L’esordio da patron era avvenuto con il Pordenone, in C2, ma solo in laguna e in Sicilia ha ottenuto i successi migliori.

A Venezia ha fatto conoscere il sapore della serie A e le giocate di Alvaro Recoba; a Palermo, dove è diventato il miglior presidente della storia con la qualificazione alla Coppa Uefa prima e all’Europa League poi, non si contano più i campioni che ha scovato, fatto crescere e ceduto realizzando plusvalenze milionarie.

E proprio la necessità di realizzare guadagni per non fare affondare il club rosanero lo ha portato a ideare, come scrivono i giudici sportivi nelle varie sentenze, un sistema per manipolare i bilanci e permettere al Palermo di continuare la sua attività, fino a quando il gioco non è stato scoperto dalla procura di Palermo.

Le sue esperienze a Venezia e Palermo si sono concluse in modo simile: dalla laguna è andato via portando i giocatori in Sicilia, facendo e disfacendo le due squadre come quando giocava con il suo pallone di cuoio a Sevegliano. Poi il Venezia fallì e solamente negli ultimi anni ha ritrovato il calcio che conta. Stessa sorte adesso a Palermo, nel momento in cui il Venezia è stato ripescato al posto dei rosanero esclusi dalla B. Adesso Zamparini è concentrato sul processo per falso in bilancio e false comunicazioni sociali che è iniziato a Palermo.

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