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La fiction "L'Ora", racconta "una Palermo lontana da ogni stereotipo"

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Sicilia, Televisione
Un lavoro come una vocazione, Francesco Colella è Giulio Rampulla

In un periodo storico in cui il quotidiano ha rappresentato uno dei principali vettori del cambiamento si colloca la parabola della testata “L’Ora”, fondata dalla famiglia Florio a Palermo nel 1900. I protagonisti e le idee di quella storica redazione, che tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo ha raccontato la malavita siciliana, schierandosi contro un potere costituito connivente, sono parte della fiction “L’Ora – Inchiostro contro piombo”, cinque prima serate in onda da oggi su Canale 5.

Prodotta daRTI e Indiana Production, diretta dal regista caltagironese Piero Messina con Ciro D’Emilio e Stefano Lorenzi, la serie è scritta da Ezio Abbate e Claudio Fava e liberamente tratta dal romanzo “Nostra Signora della Necessità” (Einaudi) del giornalista Giuseppe Sottile, firma de “L’Ora”, che ha collaborato come consulente.

Protagonista Claudio Santamaria, nei panni di Antonio Nicastro (ispirato allo storico direttore del giornale Vittorio Nisticò), ma anche un team di cronisti appassionati e coraggiosi che si buttano a capofitto in un’inchiesta su una serie di misfatti avvenuti tra Palermo e Corleone, i cui responsabili sono legati al padrino e chirurgo Michele Navarra (il mazarese Fabrizio Ferracane). Fondamentale nello snodo delle vicende d’inchiesta l’apporto del cronista ed ex partigiano Marcello Grisanti, braccio destro di Nicastro, e del caporedattore e poeta Giulio Rampulla, interpretati rispettivamente dall’attore fiorentino Maurizio Lombardi e dal catanzarese Francesco Colella.

«Grisanti usa al posto della mitragliatrice la macchina da scrivere, la penna e la carta – ci dice Lombardi – e combatte il male con le parole. È in tutto e per tutto un combattente che ha riportato l’asportazione delle corde vocali per una bomba e parla con un laringofono; ma questo non gli impedisce di urlare e gridare la sua rabbia contro le ingiustizie per difendere la libertà. È un orso buono con un grande dolore dentro, perché quando vedi la guerra con gli occhi e ti ritrovi dentro un’altra guerra ancora più subdola, in cui il nemico è nascosto, puoi avere qualche cedimento».

Altrettanto complesso e segnato da una ferita interiore, il personaggio interpretato da Colella: «Rampulla è l’antenna emotiva della redazione e media i conflitti tra i giornalisti. Come gli altri cronisti de “L’Ora”, vive questo lavoro come una vocazione, dimostrando abnegazione, coraggio e una profonda sensibilità. È un cattolico solitario, segnato dal rapporto con una donna affetta da alcolismo e ludopatia (Simona Malato), che assiste con grande cura».

«L’Ora» ha rappresentato una vera sfida per il regista Piero Messina, anche supervisore artistico della serie: «L’impegno più grande è stato quello di rendere i personaggi iconici e fumettosi, ma altrettanto complessi e realistici, anche controversi. Nel momento in cui ti avvicini alla verità, questa inizia a sfumare, confondendo giusto e sbagliato, come insegna Sciascia. È un pensiero che ho sempre tenuto presente lavorando con gli attori per dare verità ad una serie “ipercool”, ossia priva della polverosità di certa fiction in costume, e ambientata in una Palermo lontana da ogni stereotipo. Una metropoli con i grattaceli e attorno la Vucciria e tracce della seconda guerra mondiale, ricostruita partendo da alcune foto d’epoca».

Le riprese si sono svolte a Palermo tra Piazza Ungheria, la Vucciria e l’hinterland cittadino, con gli interni girati a Roma e Frascati.

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