Lunedì, 27 Giugno 2022
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Strage di via D'Amelio, il pm: "Da Spatuzza verità dirompente sulla morte di Borsellino e della scorta"

Gaspare Spatuzza «ha iniziato a raccontare una verità che da subito è apparsa dirompente. Ed era una verità che andava a sconvolgere ben due processi che si erano già celebrati per la strage di via D’Amelio e che andava a mettere in discussione condanne all’ergastolo». Lo ha detto il pm di Caltanissetta, Stefano Luciani, aprendo la requisitoria del processo a tre poliziotti accusati di depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio che provocò la morte di Paolo Borsellino e la sua scorta.

«Questo processo - ha detto Luciani - ci pone in linea di continuità con il processo Borsellino Quater che ci ha rassegnato una verità e cioè che quelle condanne erano state comminate sulla base di prove manipolate che consistevano essenzialmente, ma non solo, in prove dichiarative. Era stata manipolata la collaborazione di Salvatore Candura, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino».

Gli imputati sono tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo

Al via stamane, nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta, la requisitoria nel processo sul depistaggio delle indagini successive alla strage di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Gli imputati sono tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex componenti del «Gruppo Falcone Borsellino», assistiti dagli avvocati Giuseppe Panepinto e Giuseppe Seminara. Sono accusati di calunnia aggravata dall’avere favorito Cosa nostra. I tre poliziotti, secondo la procura nissena, avrebbero indotto Vincenzo Scarantino a dichiarare il falso, mediante minacce, pressioni psicologiche e maltrattamenti. A sostenere l’accusa il pm Stefano Luciani. «Sono state celebrate 70 udienze ed escussi oltre 112 testimoni. Mi scuso in anticipo con le parti civili di questo processo - ha detto il Pm - perchè la requisitoria che mi accingo a fare certamente non sarà adeguata a quella che sarebbe dovuta essere la conclusione di un processo di questa portata. Certamente meritava una discussione diversa da parte del pubblico ministero».

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