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Carla Accardi e i suoi “contesti”, la prima monografica per la grande artista siciliana

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Grande pittrice e grande donna. Vissuta in un grande periodo d’arte. “Carla Accardi. Contesti”, allestita nel Museo del Novecento fino al 27 giugno, è la prima mostra monografica dedicata da un’istituzione pubblica all’artista siciliana (Trapani 1924 – Roma 2014).

Curata da Maria Grazia Messina e Anna Maria Montaldo con Giorgia Gastaldon, collega i periodi creativi della prima astrattista italiana riconosciuta in campo internazionale alle diverse epoche sociali e politiche, appunto i contesti (il dopoguerra, l’adesione al Pci e la delusione dopo l’invasione dell’Ungheria, il femminismo militante visto prima come battaglia di arricchimento e poi come limite creativo, il dilagare del consumismo, eccetera).

Muovendosi in dieci sezioni, il percorso espositivo descrive anche un ricco fervore artistico, all’inizio corale con il gruppo “Forma”, poi più solitario per poter perseguire un percorso vario e personalissimo sulla strada del concettuale, capace anche di rinunciare al colore, dopo una serie di ricerche cromatiche esplicite con l’uso del sicofoil (materiale plastico trasparente) e delle installazioni, per arrivare poi a un prepotente ritorno alla pittura, sancito da opere di grandissime proporzioni come il trittico “Primo giorno” che chiude la mostra.

Una frase di Carla Accardi riportata nel catalogo edito da Electa è esplicativa della necessità di ricercare: «Alcuni quadri non sono interamente dipinti, lasciano vedere la tela grezza, mentre altri sono saturati dal colore in ogni loro parte. Così il segno è alle volte più libero, meno controllato, altre invece è più disegnato, più chiaramente delineato nella sua forma. (…) la mia pittura non può arrestarsi su un problema, porlo e definirlo una volta per tutte. Mi piace ruotare attorno a questo problema, vederne le diverse, possibili soluzioni, essere coerente e, al tempo stesso, in grado di cambiare».

Ecco, la mostra riesce a dar conto di questa continua evoluzione, che rimane tale anche quando potrebbe sembrare che ci sia un ritorno all’indietro. Invece – e una mostra monografica con oltre 70 opere è l’ideale per dimostrarlo – c’è sempre, anche negli anni Duemila, un’indomita capacità di utilizzare la pittura per collegarsi, in modo autonomo, ai mutamenti del tempo e della società: «Sono preoccupata – aveva scritto l’artista – del rapporto fra il significato del mio lavoro e il mio tempo».

Così, anche quando torna a omaggiare l’amato Matisse, lei originalissima inventrice dei “Negativi” (nero su bianco) o dei celebri “Coni” e “Cilindri”, lo fa rinnovando con un nuovo uso del colore il suo percorso concettuale. Ma se questi sono i “contesti” in cui si è sviluppata la creatività dell’artista, come si inserisce fra quelli di oggi? Sicuramente la mostra aiuta a storicizzare buona parte della sua attività, a cominciare dalla prima sala in cui sono esposte opere di altri pittori del gruppo Forma, quali Turcato, Perilli, Consagra, Dorazio e Sanfilippo, che dell’Accardi è stato prima compagno di studi in Sicilia e poi marito a Roma. Rimane evidente la viva sensazione di una “lotta” positiva con l’ispirazione, tale da andare oltre i pur significativi “contesti” fino a collegarci con il concetto di arte tout court. Del resto passaggi come le due sale personali alla Biennale di Venezia (1964 e 1988, più la presenza con l’installazione “Tenda” nel 1976) e ancor prima l’incontro con il critico francese Michel Tapié (1954) sono snodi fondamentali per far rientrare la pittrice siciliana nella Storia dell’Arte. Tapié, infatti, le diede la consacrazione internazionale inserendola nel gruppo dell’ “informel” o “art autre” con, tra gli altri, gli americani Pollock e Tobey. Da allora, lei cambiò più volte le vie della sua pittura rimanendo sempre un fondamentale punto di riferimento.

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