Giovedì, 21 Marzo 2019
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Voto di scambio in Sicilia, inchiesta della Procura: le repliche dei politici indagati

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Totò Cuffaro

Giungono veloci le repliche dei politici siciliani finiti sotto inchiesta per voto di scambio da parte della Procura di Termini Imerese.

«Mi è stato notificato un atto di chiusura delle indagini dove mi si contesta di aver promesso un posto di lavoro all’Ars in cambio di voti. Ho sempre avuto ed ho grande fiducia nella Giustizia e rispetto per il lavoro dei Pm e se sono nella lista insieme ad altri 96 indagati un motivo ci sarà», ha dichiarato l'ex governatore Totò Cuffaro, dopo l'accusa. «Appena avrò le carte che mi riguardano le studierò e mi adopererò con i miei avvocati per chiarire questa vicenda che mi viene attribuita - ha aggiunto -.  So che è reato promettere posti di lavoro in cambio di voti e so di non aver promesso nessun posto di lavoro all’Ars e di non avere nessun potere per mantenere simili promesse. Sono certo di poter chiarire, quanto prima, la mia innocenza rispetto ai fatti che mi si contestano».

Immediata la replica anche da parte di Antonio Fiumefreddo, avvocato dell'onorevole Attaguile, tra i 96 indagati dell'inchiesta. «Prima dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari il mio assistito non aveva ricevuto nessuna notizia dalla Procura di Termini Imerese e l'unica conoscenza del procedimento derivava dalle notizie diffuse dalla stampa nei mesi scorsi». «Ora che invece è finalmente possibile avere lettura degli atti - aggiunge il penalista - procederemo immediatamente a chiedere l’interrogatorio al fine di chiarire tempestivamente l'assoluta estraneità dell’onorevole Attaguile a qualsiasi condotta illecita, non essendosi peraltro lo stesso mai occupato della candidatura del fratello dell’onorevole Caputo. Siamo certi che in relazione alla posizione di Attaguile, la vicenda si potrà chiarire davvero in tempi rapidi».

Sulla vicenda interviene anche Alessandro Pagano, vice presidente del gruppo parlamentare della Lega alla Camera dei Deputati. «Sono sorpreso. Francamente ritenevo che dopo le decisioni del Tribunale della libertà di Palermo, della giunta per le autorizzazioni della Camera dei Deputati e di ben due pronunciamenti della Corte di Cassazione circa l’assenza di fumus del reato, la Procura avesse tutti gli elementi per chiedere da subito l’archiviazione sulla questione riguardante il presunto scambio di nominativo del candidato Caputo. Sarà compito dell’Autorità giudicante, sulla cui imparzialità e serenità confido, decidere se questa vicenda merita un lungo ed estenuante processo oppure no. Risulta confermata peraltro la mia assoluta estraneità ad ipotesi di voto di scambio cui diversi organi di informazione, senza distinguere le posizioni dei soggetti indagati, ancora con grave superficialità continua ad accostarmi». Così Alessandro Pagano, a proposito dell’avviso di chiusura delle indagini notificatogli dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese nell’ambito dell’inchiesta sui fratelli Caputo. «La grave lesione della mia identità politica, da sempre e notoriamente incompatibile con pratiche del genere, mi costringe per rispetto degli elettori e del partito in cui milito a tutelare la mia posizione dinanzi all’autorità giudiziaria nei confronti di coloro i quali diffondono notizie prive di fondamento», conclude Pagano.

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