Domenica, 20 Ottobre 2019
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CORRUZIONE

Bustarelle per gli appalti, il "regime" delle tangenti all'Anas di Catania

Tremila euro gettati dal finestrino dell'auto nel disperato tentativo di sfuggire alla giustizia, prima della resa. È solo uno dei dettagli che emergono dall'operazione "Buche d'oro", che ha portato all'arresto di tre funzionari Anas a Catania. A finire in manette ieri sono stati Riccardo Carmelo Contino, Giuseppe Panzica e Giuseppe Romano.

Per tutti e tre l'accusa è di corruzione. I finanzieri sono entrati in azione all'interno del centro direzionale Anas nel momento in cui un imprenditore nisseno, impegnato nella realizzazione e manutenzione di strade stava consegnando a Contino, direttore dei lavori Anas, una bustarella con all'interno 10.000 euro in contanti.

Le perquisizioni nella sede hanno permesso inoltre di trovare e sequestrare contanti per circa 25.000 euro, denaro direttamente riconducibile alle più recenti dazioni corruttrici. Sono stati trovati anche 3.300 euro nell’ufficio di Contino e 3.700 euro nell’ufficio di Panzica.

Romano, venuto a conoscenza dell’intervento in corso, prima di rientrare al lavoro aveva gettato via dal finestrino dell'auto 3.000 euro in contanti che gli erano stati consegnati da Contino. Nella sua abitazione inoltre sarebbero stati trovati 18.200 euro in contanti: si tratta secondo gli inquirenti di soldi intascati dal sodalizio criminale derivanti da altre tangenti.

Proprio Romano, ai domiciliari al contrario di Contino e Panzica finiti in carcere, ha confessato e svelato la rete corruttiva nella quale erano coinvolti anche altri funzionari dell'Anas e numerosi imprenditori. Sarebbero «diverse decine» i soggetti indagati, come è stato specificato nel corso della conferenza stampa, durante la quale il procuratore Carmelo Zuccaro non ha diffuso i nominativi, lasciando trasparire che ci saranno presto novità.

I provvedimenti restrittivi nei confronti dei tre funzionari si inserirebbero in una più ampia indagine, finalizzata a scoprire l'esistenza nell'ente di rodati circuiti corruttivi che vedono coinvolti funzionari responsabili della manutenzione programmata di strade della Sicilia orientale e imprenditori compiacenti.

Nei giorni scorsi sono state numerose le visite dei militari al centro direzionale Anas. In particolare, l'indagine più ampia è finalizzata a individuare gli appalti pubblici in cui le imprese affidatarie corruttrici avrebbero elargito denaro in contanti.

Quest'ultime, eseguendo le opere assegnate senza rispettare i capitolati tecnici, avrebbero tratto un illecito profitto (anche fino al 20 % del valore dei lavori appaltati) e lo avrebbero condiviso con i dipendenti corrotti dell'Anas addetti ai controlli di sicurezza della fase esecutiva e al corretto stato di avanzamento dei lavori.

In una conversazione intercettata poco prima degli arresti, l'imprenditore corruttore, dialogando con Panzica, dopo avergli palesato crescenti difficoltà nel reperire agevolmente denaro contante anche per l'esistenza di controlli anti-riciclaggio sui prelievi ingiustificati, avrebbe chiesto al dipendente Anas dove depositare la “mazzetta”.

Il meccanismo riguardava, come ha spiegato il maggiore Sebastiano Di Giovanni della guardia di finanza, «appalti fino a un milione di euro». Non un singolo appalto, ma decine di gare pubbliche. «Fino a questo momento è emerso che l'Anas - ha detto Di Giovanni - invitava sempre 15 imprese, ma i lavori attraverso il nolo a caldo venivano eseguiti quasi sempre da una cerchia ristretta di imprenditori, che a loro volta mantenevano i rapporti con i vertici Anas».

Rapporti consolidati nel tempo, sottolinea anche il colonnello Francesco Ruis, che guida il nucleo di polizia economico tributaria. Anas ha subito avviato le procedure amministrative per l'accertamento delle responsabilità dei soggetti coinvolti e l'adozione dei necessari provvedimenti.

«I fatti accaduti - ha dichiarato l'Amministratore delegato di Anas Massimo Simonini - sono gravissimi e inaccettabili. Anas è un'azienda sana, fortemente impegnata nel contrasto dell'illegalità ed in particolare della corruzione. Anas, oltre a condannare in maniera netta l'episodio garantendo che i responsabili saranno perseguiti con assoluto rigore, rafforzerà ulteriormente le misure interne di controllo per evitare il ripetersi di questi episodi di corruzione».

«Questi comportamenti fanno soltanto male all'immagine di una società dove - continua - migliaia di persone lavorano ogni giorno con professionalità, sacrificio, spirito di servizio e onestà per fornire al Paese il servizio essenziale della mobilità sulla rete stradale e autostradale. Siamo fiduciosi nell'operato della magistratura e delle forze dell'ordine, con le quali collaboreremo attivamente per fornire ogni utile contributo all'accertamento delle responsabilità».

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