Lunedì, 27 Settembre 2021
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SANITA'

Posti in terapia intensiva in Sicilia, ispettori del ministero a Catania, Enna e Messina

Controlli negli ospedali Garibaldi Centro e San Marco di Catania e all’Umberto I di Enna. Sono le prime tre tappe siciliane degli ispettori inviati, come annunciato, dal ministro della Salute, Roberto Speranza, per verificare la situazione relativa ai numeri dei posti letto di terapia intensiva registrati dalla Regione sulla piattaforma Gecos. Ispettori che poi si sono diretti in provincia di Messina e domani saranno a Palermo. Il loro arrivo è collegato alle registrazioni audio su una chat di Whatsapp con i direttori generali di Asp e aziende ospedaliere, di Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento pianificazione strategica della Regione Siciliana, che ha scatenato numerose polemiche. Anche l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza e il Governatore Nello Musumeci avevano sollecitato al ministro l’invio degli ispettori «per fare chiarezza».

I primi step degli ispettori, cinque in tutto, accompagnati da carabinieri del Nas, sono stati nei due ospedali di Catania dove hanno controllato i reparti di terapia intensiva e le aree Covid, e al San Marco, che fa parte dell’azienda che gestisce anche il Policlinico universitario, hanno anche visitato il nuovo reparto Ecmo per l’ossigenazione extracorporea a membrana per i malati da coronavirus. In serata si sono recati a Enna, per un sopralluogo nell’ospedale Umberto I. Sui contenuti dell’ispezione, che proseguirà nei prossimi giorni in altri nosocomi dell’isola, non trapela alcunché di ufficiale. La procedura prevede che gli ispettori, dopo il loro rientro a Roma, presentino una relazione al ministero.

Il loro invio nell’isola ha fatto seguito alla pubblicazione, su La Sicilia e sul sito del quotidiano, del contenuto di un messaggio audio, inserito in una chat tra dirigenti e manager di Asp e ospedali, con cui La Rocca spinge sui numeri di letti in terapia intensiva e reparti ordinari da comunicare al Governo per evitare che la regione diventi zona rossa dopo che il premier Giuseppe Conte aveva firmato il Dpcm per arginare la seconda ondata del Covid. Il dirigente ha spiegato poi che era «incavolato nero» perché, ha sostenuto, «ci sono medici che si stanno sacrificando dando l’anima in questa emergenza e ci sono quelli che invece non vogliono occuparsi di questi malati per potere continuare a gestire pazienti in intramoenia».

«Pur di non svuotare alcuni reparti, per destinare i posti letto ai pazienti Covid - ha detto - c'è chi ha scritto nelle cartelle cliniche diagnosi inventate: ne ricordo una che parlava di tubercolosi, ma non era vero». Sulla vicenda l’opposizione all’Ars ha presentato una mozione di censura nei confronti dell’assessore Razza che sarà votata in aula mercoledì e che è stata presentata dai capigruppo di Pd, Giuseppe Lupo, M5s, Giorgio Pasqua, e del movimento Cento passi, Claudio Fava che hanno invitato La Rocca a «fare subito i nomi dei medici alla Procura» e il governo regionale, «se ci sono stati», a «mandare a casa i manager si che sarebbero voltati dall’altra parte e non sono all’altezza della situazione».

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