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19 LUGLIO 1992

Borsellino, il procuratore Lo Voi: "Dietro la strage di via D'Amelio menti esterne alla mafia"

Sicilia, Cronaca
La strage di via d'Amelio

«Sicuramente è stata mafia. E questo lo dicono anche le sentenze. Le stesse però non escludono che vi sia stato un possibile coinvolgimento esterno. Alcuni collaboratori di giustizia hanno riportato alcune affermazioni di Riina che lasciano pensare quanto meno a una conoscenza da parte di soggetti "altri". Le indagini fatte dai colleghi di Caltanissetta in questi anni si sono mosse in più direzioni. Peraltro la mafia uccide raramente solo per vendetta». Menti esterne a Cosa nostra dietro la strage di via D’Amelio di cui il 19 luglio ricorre il 29esimo anniversario: ne parla il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi in una lunga intervista a La Repubblica.

Dai ricordi personali del giudice Paolo Borsellino, all’attentato in cui perse la vita insieme agli agenti della scorta, allo stato della lotta a Cosa nostra: Lo Voi traccia un affresco degli anni tragici delle stragi, dell’isolamento del magistrato fino ad arrivare ai nostri giorni. «Tutti i più grandi capi storici sono stati arrestati, condannati e alcuni sono anche deceduti. Alcuni boss sono stati scarcerati avendo espiato le loro pene. La qualità delle indagini si è indubbiamente affinata. Registriamo tuttavia una presenza ancora capillare di Cosa nostra sul territorio. Insomma, c'è ancora da lottare. Il percorso è lungo. E non ci stanchiamo mai di dirlo: non può essere delegato solo alla magistratura e alle forze dell’ordine. Se posso esprimere un auspicio, vorrei che quella reazione sociale alla quale assistemmo subito dopo le stragi fosse ancora viva o quanto meno che venisse ridestata. Possibilmente senza altre stragi o altre vittime eccellenti», dice il magistrato.

E sui rapporti mafia e politica: «Non c'è dubbio - spiega Lo Voi - che i singoli politici oggi siano molto più attenti di prima alle persone con cui hanno a che fare. E poi sono finiti i grandi finanziamenti pubblici del secolo scorso che facevano gola alle cosche. I mafiosi oggi sono interessati ad avere un buon rapporto di mediazione con gli amministratori: più utile avere a che fare con un funzionario pubblico anche di basso livello piuttosto che con il politico di peso. Preferiscono trattare con chi gestisce l’appalto per la manutenzione delle scuole o per la raccolta dei rifiuti o per le mense scolastiche, per essere chiari. E qui si creano forme di connessione, di interazione, la mafia diventa corruzione. Non c'è la caccia al grande politico, ecco». Infine l’allarme per le infiltrazioni delle mafie in vista delle ingenti risorse che arriveranno anche in Sicilia con il Recovery. «Un rischio fondato» , dice Lo Voi. Ma gli strumenti per reagire ci sono "Abbiamo banche dati formidabili, delle quali ci avvaliamo per le nostre indagini. Tutto è perfettibile, ma il quadro normativo in termini di controllo, anche preventivo, esiste. Il problema è avere le risorse sufficienti per prevenire le infiltrazioni e svolgere le indagini necessarie», conclude.

Mattarella, si rinnova consapevolezza sradicare mafie

«L'attentato di via D’Amelio, ventinove anni or sono, venne concepito e messo in atto con brutale disumanità. Paolo Borsellino pagò con la vita la propria rettitudine e la coerenza di uomo delle Istituzioni. Con lui morirono gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. La memoria di quella strage, che ha segnato così profondamente la storia repubblicana, suscita tuttora una immutata commozione, e insieme rinnova la consapevolezza della necessità dell’impegno comune per sradicare le mafie, per contrastare l’illegalità, per spezzare connivenze e complicità che favoriscono la presenza criminale». Lo scrive in un messaggio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Paolo Borsellino, e come lui Giovanni Falcone - prosegue -, sapevano bene che la lotta alla mafia richiede una forte collaborazione tra Istituzioni e società. Per questo si sono spesi con ogni energia. Da magistrati hanno espresso altissime qualità professionali. Hanno intrapreso strade nuove, più efficaci, nelle indagini e nei processi. Hanno testimoniato, da uomini dello Stato, come le mafie possono essere sconfitte, hanno dimostrato che la loro organizzazione, i loro piani possono essere svelati e che i loro capi e i loro sicari possono essere assicurati alla giustizia. Per questo sono stati uccisi. Non si sono mai rassegnati e si sono battuti per la dignità della nostra vita civile. Sono stati e saranno sempre - sottolinea il capo dello Stato - un esempio per i cittadini e per i giovani. Tanti importanti risultati nella lotta alle mafie si sono ottenuti negli anni grazie al lavoro di Borsellino e Falcone. La Repubblica è vicina ai familiari di Borsellino e ai familiari dei servitori dello Stato, la cui vita è stata crudelmente spezzata per colpire le libertà di tutti. Onorare quei sacrifici, promuovendo la legalità e la civiltà, è un dovere morale che avvertiamo nelle nostre coscienze».

Casellati, inaccettabile manchi reale ricostruzione

«A 29 anni dalla strage di via D’Amelio, l’Italia non dimentica il giudice Paolo Borsellino. L’esplosione che il 19 luglio 1992 uccise il magistrato e gli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, ci ammonisce che nella lotta alla mafia nessun compromesso può essere tollerato». Così il presidente del Senato, Elisabetta Casellati. «A quasi 30 anni di distanza - riprende - è inaccettabile che non si sia arrivati a una reale ricostruzione dei fatti. Solo la piena verità può consentire alla giustizia di liberare l’Italia da questo peso doloroso e insostenibile».

Sassoli: "La strage di via D’Amelio è una ferita ancora aperta"

La strage di via D’Amelio è «una ferita ancora aperta» e uno dei fatti «più bui della nostra storia». Lo ha sostenuto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un video messaggio mandato in occasione del ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta. Il messaggio è stato diffuso durante la manifestazione organizzata dal centro studi intestato al magistrato e alla sorella Rita.

Orlando: "Indignazione per i troppi depistaggi"

"Resta l’indignazione per un processo che ha subito troppi depistaggi, avvenuti con la faccia di uomini dello Stato, come coloro che stavano dietro le terribili stragi di mafia, coloro che per troppo tempo hanno chiuso gli occhi, la bocca e le orecchie non facendo quel dovere che invece Paolo Borsellino ha portato avanti fino in fondo". Così Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, all’evento "Il tempo che verrà tra memoria e futuro" in memoria della Strage di Via D’Amelio.

 

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