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Inaugurata a Erice la mostra i “Troiani di Sicilia. La terra e le città degli Elimi"

Con un’origine contesa tra mito e storia – per lo storico Tucidide e il poeta Virgilio erano profughi dell’epica guerra di Troia – gli Elimi sono ad oggi la popolazione più misteriosa fra quelle vissute in Sicilia, intorno all’anno 1000 a.C., nella vallata del Belice nei centri di Erice, Segesta, Entella, Poggioreale e Salemi, come documentano scavi antichi e recenti. E anche la loro lingua, definita anellenica (indigena ma con segni grafici quasi greci), si presenta con caratteristiche indoeuropee secondo lo studioso Luciano Agostiniani che l’ha decifrata sulla base di frammenti ceramici rinvenuti nel corso del Novecento.

A loro è dedicata la mostra “I Troiani di Sicilia. La terra e le città degli Elimi”, in programma ad Erice (14 giugno – 3 novembre), un progetto del Parco Archeologico di Segesta, diretto dall’archeologa Rossella Giglio, realizzato con il sostegno dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e in collaborazione con la Scuola Normale Superiore (SNS) di Pisa e la Fondazione “Ettore Majorana” di Erice, che ospiterà la mostra nelle sale dell’Istituto Wigner-San Francesco (visite tutti i giorni dalle 10.30 alle 19, ingresso libero). Ieri l’inaugurazione alla presenza dell’assessore regionale dei Beni culturali Alberto Samonà, Rossella Giglio, Lorenzo Zichichi (Fondazione Majorana). Il progetto espositivo è curato dalla direttrice Giglio, insieme a un’equipe di studiosi della SNS: Anna Magnetto, docente di Storia Greca e direttore del Laboratorio Saet della SNS, Carmine Ampolo (storico) e Cecilia Parra (archeologa).

La mostra, che sarà integrata a settembre da un convegno di studi internazionali, è articolata in due tempi, per un progressivo avvicinamento alla conoscenza di questa comunità che tremila anni fa scelse l’entroterra trapanese, tra dolci e fertili colline circondate da fiumi e con il mare in lontananza, per mettere radici. Dapprima un’esposizione fotografica, con quaranta stampe di grande formato: ampie vedute aeree che, quasi fosse una perlustrazione geografica con Google Earth, consentiranno ai visitatori di mappare dall’alto territori e paesaggi abitati dagli Elimi, esplorando ossature di edifici e spettacolari monumenti eretti da questa antica popolazione.

A seguire si entrerà nel vivo delle tracce lasciate dalla comunità degli Elimi con una mostra di reperti archeologici – statuette votive, decreti, epigrafi, mensole - provenienti dal museo di Contessa Entellina o dai depositi del Parco di Segesta e mai esposti, che documenteranno la cultura dei “Troiani di Sicilia”, le loro abitudini, i culti e le divinità oggetto di venerazione.

A settembre il congresso internazionale coinvolgerà il Comune di Erice e la prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa che dopo una lunga pausa, nel settembre 2020, grazie all’impulso della direttrice Giglio ha ripreso le campagne di scavo nel territorio. Si tratta delle “Giornate di Studi sull’area elima” fondate da Vincenzo Tusa e Giuseppe Nenci diversi anni fa e che prevedono anche la rassegna delle ricerche archeologiche, storiche ed epigrafiche.

Alla storia degli Elimi è dedicata anche la nuova rivista “Elymos, quaderni del Parco Archeologico di Segesta”, digitale e cartacea, fondata dalla direttrice Giglio per tener vivo il dibattito scientifico fra gli studiosi anche a distanza.

L’assessore Alberto Samonà: “Alla ricerca della più misteriosa ma, con Greci e Fenici, la più straordinaria fra le molteplici identità della Sicilia antica: eccoci a Erice sulle tracce degli Elimi. Erano i discendenti siciliani della città di Troia. Grazie all’infaticabile attività del Parco archeologico di Segesta e della sua direttrice, nel solco indicato quarant’anni fa da Vincenzo Tusa, prosegue la sinergia con la Fondazione Majorana e l’equipe di storici e archeologi della Scuola Normale Superiore di Pisa, le cui ultime campagne di scavi fra Segesta ed Entella ci hanno svelato aspetti ancora sconosciuti di questo popolo. Come l’imponente agorà e quelle incisioni con il nome del cittadino che finanziò la costruzione dell’edificio. Questa mostra a Erice e il convegno di studi previsto a settembre, che torna a distanza di molti anni, sono la testimonianza tangibile dell’impegno del Governo Musumeci a favore della conoscenza del passato della Sicilia”.

“Tra scavi, mostre e convegni – commenta la direttrice Rossella Giglio – facciamo luce su un popolo estinto, gli Elimi, del quale ancora sappiamo poco e che merita studi dedicati. Per le campagne di scavi abbiamo ripreso la storica collaborazione con la Scuola Normale Superiore avviata oltre trent’anni fa da Vincenzo Tusa e Giuseppe Nenci, cui è intitolato l’Antiquarium di Contessa Entellina che presto avrà un nuovo allestimento museale. Questa tappa dell’estate 2021 ad Erice, dove gli Elimi hanno lasciato tracce della loro cultura, è un importante momento di divulgazione per raccontare al grande pubblico la storia ancora avvolta nel mistero dei “Troiani di Sicilia”, nostri lontani antenati; mentre in settembre con il convegno sarà la fase del confronto fra noi studiosi sulle evidenze archeologiche, storiche ed epigrafiche più recenti”.

Alla mostra è dedicato un catalogo “Alle origini della Sicilia. Le terre e la città degli Elimi. I Troiani di Sicilia” (Il Cigno Edizioni) che raccoglie gli scatti dei fotografi Cesare Cassanelli e Luigi Nifosì, mentre le didascalie che accompagnano le immagini sono curate da Alessandro Corretti e Cecilia Parra.

© Riproduzione riservata

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