Mercoledì, 20 Novembre 2019
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MIGRANTI

La Procura di Catania apre un'inchiesta sulla Sea Watch: nessun reato durante il salvataggio

La Procura di Catania ha aperto un'inchiesta sullo sbarco di 47 migranti della Sea Watch. Il fascicolo, a carico di ignoti, ipotizza l'associazione a delinquere finalizzata all'agevolazione dell'immigrazione clandestina.

Dalle risultanze investigative sul soccorso in mare, sottolinea il procuratore Carmelo Zuccaro, non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della nave della Ong.

Le indagini affidate allo Sco della polizia di Roma alla squadra mobile della Questura e alla guardia di finanza di Catania, sono "finalizzate ad individuare i trafficanti libici e gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch 3" ed "accertare la liceità della condotta tenuta dai responsabili" della nave della Ong.

Su quest'ultimo punto, le attenzioni degli investigatori si sono concentrate su "alcuni aspetti critici ritenuti meritevoli di approfondimento", costituiti da "un lato dalla scelta della motonave di non dirigersi verso le coste tunisine, come fatto da alcuni pescherecci che in condizioni di mare critiche si erano rifugiati presso quelle coste".

Dall'altro dalle dichiarazioni rese dal comandante della motonave e dal coordinatore del team sul "non funzionamento del motore e la mancanza di una persona che fosse alla guida del gommone, dichiarazioni che apparivano contraddette da quelle rese da alcuni migranti che hanno invece asserito che il motore del gommone era funzionante al momento del soccorso e che il natante era guidato da uno di loro".

Ma su quest'ultimo punto, osserva il procuratore Zuccaro, "la situazione di 'distress' giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3" che "era dovuta, oltre che alla palese inidoneità tecnica del gommone ad affrontare la traversata, alla circostanza, confermata dai migranti escussi, circa il progressivo sgonfiamento dei tubolari del gommone, da cui tutti sentivano fuoriuscire dell'aria, sgonfiamento che avrebbe inesorabilmente portato all'affondamento del natante".

Inoltre, spiega il procuratore di Catania "la questione avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l'intervento di una motovedetta delle autorità libiche, responsabili dell'Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica è intervenuta in quella zona".

"Dalle risultanze investigative - conclude il procuratore Zuccaro - non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3".

"La Procura di Catania ci dice che il comportamento dell'equipaggio della Sea Watch ha evitato un'ennesima strage nel Mare Mediterraneo. Che la cosiddetta Guardia Costiera libica non era presente confermando, oltre ogni valutazione di merito, che la Libia non è in grado di gestire una propria area Sar. Conferma che la scelta di non andare in Tunisia è stata coerente con le normative internazionali e orientata a garantire la sicurezza della nave e di chi ospitava", afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali.

"I fatti insomma - prosegue il leader di SI - smentiscono clamorosamente tutte le ricostruzioni, le interviste e i proclami del governo. I ministri Salvini e Toninelli non si sentono in dovere dopo tutte le menzogne dette a canali unificati chiedere scusa? E poi magari, - conclude Fratoianni- di nascondersi per la vergogna...".

 

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